mercoledì 16 maggio 2012

BABELE: SIAE: ignoranza e luoghi comuni


Non sei iscritto alla SIAE? E come li proteggi i tuoi pezzi? Ma allora non hai intenzioni serie? Non ci vuoi guadagnare? E come fai a suonare in giro? Tutti i gruppi devono iscriversi!

Ci sono davvero troppi luoghi comuni sulla SIAE, troppa ignoranza. L'intento di questo articolo è cercare di sfatare quelle credenze che girano soprattutto nell'ambiente musicale riguardanti la Società Italiana degli Autori ed Editori.
Per carenze personali questo articolo sarà incentrato maggiormente sul mondo della musica.
La SIAE fa parte della nostra società, è inutile negarlo ed è ancora più inutile ignorarlo. Sta a voi musicisti, scrittori eccetera decidere se averne a che fare il meno possibile o se il suo ruolo è per voi legittimo e condivisibile.

lunedì 14 maggio 2012

LEGGENDONE: Il paradiso degli orchi

Il libro che vi voglio consigliare oggi è “Il paradiso degli orchi” di Danniel Pennac.
Pennac da vita a un giallo insolito in cui la soluzione del caso passa in secondo piano e la vera attrattiva è la straordinaria famiglia Malaussène e i vari personaggi che le ruotano attorno.
Il protagonista e voce narrante, Benjamin Malaussène, è il fratello\padre di una banda di sorellastre e fratellastri che periodicamente la madre gli affida per poi scappare.
Per mantenere la famiglia Benjamin lavora come capro espiatorio in un Grande Magazzino: in pratica egli è il colpevole assoluto di tutta la merce rotta e difettosa che viene venduta all'interno del negozio.
Il lavoro è semplice: egli deve sorbirsi le sfuriate del direttore davanti ai clienti e risultare talmente patetico da convincere qualsiasi cliente, anche il più arrabbiato, a ritirare il reclamo.
Benjamin svolge il suo ruolo alla perfezione e sembra essere nato per fare solo quello, non solo nel lavoro ma anche nella vita privata.
La quotidiana routine al Grande Magazzino viene, però, spezzata da uno sconosciuto che si diverte a mettere bombe all'interno del negozio e sembra avercela proprio con Benjamin che diventa testimone oculare di tutte le esplosioni.
La polizia e la famiglia Malaussène saranno perciò coinvolte nella soluzione di questo caso apparentemente inspiegabile.
Pennac mette in scena un giallo dalle mille sfaccettature, all'interno del quale si sviluppano temi più importanti: come quello di una società allevata al consumismo, nella quale neanche la morte ferma l'ondata di compere e anzi diventa paradossalmente un'attrattiva anche essa.
Un ottimo romanzo, con personaggi ben costruiti e dalle peculiarità uniche e surreali che li fanno amare dal primo all'ultimo.
Unica avvertenza: “Il paradiso degli orchi” non è un romanzo isolato ma il primo di altri cinque (in successione: Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène, La passione secondo Thérèse, Ultime notizie dalla famiglia.) in cui ritroviamo la famiglia Malaussène.
Nonostante ogni libro contenga un giallo a sé stante, essi sono strettamente collegati alle vicende personali della famiglia la cui fisionomia si sviluppa, cambia e cresce nel corso dei romanzi. I sei gialli diventano, da questo punto di vista, parti di una storia più generale, di cui è perciò importante conoscere tutti i tasselli per apprezzarne l'insieme.



sabato 12 maggio 2012

ALTROVE: PERU' - PARTE 2 - Il dettaglio insignificante (bis)

 I dettagli insignificanti sono spesso numerosi al ritorno dai viaggi; che poi siano veramente insignificanti è una cosa tutta da verificare, dato che in realtà un significato ce l'hanno eccome, almeno nel momento in cui hanno luogo, e poi è solo colpa del tempo se li vediamo come particolari tralasciabili o non indispensabili.
O forse quelli che chiamo “particolari insignificanti” altro non sono che dei pretesti per parlare di posti su cui ci sarebbe tanto da dire, ma che difficilmente risulterebbero intellegibili alle persone che non ci sono mai state.
A Nauta il dettaglio insignificante è un cucchiaino di plastica: un dono ricevuto da un bambino di 3-4 anni.
Nauta è una cittadina minuscola...un paese fondato da un indio kukama la cui statua campeggia orgogliosamente nella Plaza de armas. Purtroppo Nauta è anche una città in cui i kukama sono lentamente spariti, almeno sulla carta: la loro lingua, cultura e tradizioni sono state date per morte per lungo tempo, sopraffatte dalla presenza e dallo strapotere dell'influenza occidentale, che ha cancellato poco a poco questo popolo. Da circa vent'anni tuttavia il popolo kukama sta risorgendo: attraverso dei processi di rivitalizzazione della lingua e la riscoperta di tradizioni relegate all'oblio per troppo tempo: in particolare dall'epoca del caucho, trauma profondo che ha lasciato indelebili tracce nella personalità di queste persone. Ognuno di essi possiede tragici ricordi legati a quest'epoca: stupri, violenze e vessazioni di ogni genere sono episodi che si cerca di nascondere, per troppo dolore o per vergogna.
Non che la contemporaneità sia più generosa con loro: lo sfruttamento petrolifero inquina i loro fiumi e costringe gran parte della popolazione, che da sempre si è dedicata alla pesca, a tirare avanti senza garanzie per il futuro. Senza parlare della tristemente nota strada che collega la cittadina a Iquitos: 100 km d'asfalto (gli unici nel raggio di migliaia di km²) che hanno portato pochissimi benefici e tanti danni: hanno soprattutto favorito l'aumento dello sfruttamento della prostituzione (soprattutto infantile) e l'espandersi della criminalità.
Uno dei mezzi fondamentali per la rinascita, o meglio, per il ritornare in superficie della cultura kukama, è rappresentato da Radio UcaMara, emittente di proprietà della chiesa ma gestita in maniera completamente autonoma da Leonardo Tello, un giovane insegnante kukama la cui vita è stata segnata dallo stato di subalternità a cui son sempre stati relegati i kukama.
Leonardo è una persona ricca di iniziativa e di idee, a cui servirebbero delle giornate di 48 ore per poter realizzare ogni suo progetto e allo stesso tempo avere una vita privata.
Nella sua infinità disponibilità, il giorno che ci siamo conosciuti ci ha invitati nella sua umile casa e assieme a lui abbiamo mangiato un ottimo ceviche, un piatto tipico peruviano a base di pesce crudo (che sulla costa è ovviamente pesce oceanico, mentre in Amazzonia è pesce di fiume).
Alla fine del pasto, il minore dei suoi tre figli, Miguel, mi regalò il cucchiaino. Perché l'avesse fatto non lo so, io lo interpreto come un simbolo e come memento: è il segno che i kukama vivono nella contemporaneità, che esistono e ri-appaiono sullo scenario della vita amazzonica.

mercoledì 9 maggio 2012

PREVIOUSLY ON # 2

 
Questa rubrica non potrebbe mai parlare solo di serie tv nuove. È necessario per capire, per gustarsi, per godere di alcuni nuovi prodotti, conoscerne alcuni più vecchi. Inoltre non potrei portare avanti nessun discorso sulle serie tv senza prima parlare di alcuni pilastri fondamentali che reggono la mia misera cultura sull'argomento.

Oz, diminutivo di Oswald: penitenziario di massima sicurezza. Oz è un telefilm girato esclusivamente all'interno di questa struttura (esclusi i flashback con i quali veniamo a conoscenza dei reati dei vari prigionieri). In questo carcere, anzi, più nello specifico in un solo particolare braccio, il Paradiso, vengono narrate le storie, gli intrecci, le vendette, gli amori e i rimpianti di un gran numero di detenuti. Ma Oz non è solo una serie violenta, cruda e amara, è una serie in cui chi guarda è portato all'interno di quel carcere, è portato a riflettere su una moltitudine di temi che sono il filo portante di ogni puntata. Questo accade grazie allo stratagemma narrativo che regge la serie: il detenuto Augustus Hill (interpretato da Harold Perrineau Jr.) fa da cantastorie: in ogni puntata ci racconta la sua visione del mondo, delle vita, della morte, dell'uomo. Il "problema" di Oz è che non possiamo affezionarci a nessuno... la vita all'interno del carcere può durare molto poco. 



Oz è la serie degli anonimi, degli esclusi, dei "rifiuti" della società.
Vi lascio con una citazione dello stesso Augustus Hill:
"[...]Vi ricordate quando la professoressa di storia vi diceva che il corso degli eventi umani cambia per gli atti dei grandi uomini? Quella troia mentiva! Affanculo Cesare, fanculo Lincoln, fanculo il Mahatma Gandhi. Il mondo continua a muoversi grazie a voi e a me: gli anonimi. Le rivoluzioni cominciano perché non c'è pane. Le guerre si scatenano per una partita a scacchi[...]".







lunedì 7 maggio 2012

EXTRAS: Oroscopo Maggio

ARIETE La forma fisica risente dello stress degli ultimi mesi, un po' di esercizio all’aria aperta vi rimetterà al mondo.
TORO Sento profumo di fiori d’arancio...ma siete sicuri che sia ciò che desiderate? Prudenza! GEMELLI Un po' di lavoro arretrato si accumula sulla scrivania ma voi sapete come cavarvela, non è vero?
CANCRO Quante conquiste in questi ultimi mesi! Ma attenzione: qualcuno si sta affezionando più di quanto crediate, siate onesti.
LEONE Confusione totale e umore ballerino. È ora di riprendere in mano i progetti che avevate accantonato, i risultati non tarderanno ad arrivare. VERGINE Qualche preoccupazione in ambito lavorativo, affrontate i problemi con la calma e la lucidità di sempre.
BILANCIA Vi sentite un po' perseguitati dalla sfortuna, le cose iniziano a migliorare nella seconda metà del mese.
 SCORPIONE La situazione finanziaria non è delle più rosee ultimamente, ma se pianificate bene riuscirete a sistemare tutti i conti in sospeso.
 CAPRICORNO Questo mese avete la giusta carica per affrontare ogni situazione, nuove e stimolanti situazioni vi attendono, ma attenzione a non trascurare le persone care.
SAGITTARIO Qualcuno vi ha deluso ma ora è tutto alle spalle, e anche la primavera vi fa l'occhiolino. ACQUARIO Qualcosa è cambiato nella vostra vita, ma non tenete il muso: in questo mese riuscirete a vedere il lato positivo e a godere della nuova situazione.
PESCI L'amore mette a dura prova le amicizie, chiedetevi cosa sia davvero importante e ricordate che una cosa non esclude l’altra.


 

venerdì 4 maggio 2012

24EFFEPIESSE: Midnight in Paris

Solitamente non guardo i film che mi vengono consigliati, o meglio, li guardo solo quando mi ispirano oppure quando ho tempo. Ma questa volta il film consigliato è di Woody Allen, perciò ho deciso di guardarlo il prima possibile. Non voglio fare una filippica su Allen, ma una cosa è da dire, è il classico regista per cui non trovo vie di mezzo, ogni suo film o lo amo o lo odio. So che è una cosa impopolare, ma è lo stesso effetto che mi fa Tarantino.
 Detto questo, e senza dilungarci sulle varie nomination, passiamo a Midnight in Paris: lo scrivo subito, questo rientra nella categoria dei film che ho amato, è brillante e di una profondità elegante, sapientemente occultata dalla veste di una normale commedia. Sembra una storia d'amore, ma non lo è. Sembra una favola moderna, ma non lo è. Sembra un'opera letteraria, ma non lo è. Non so, penso sia tutte queste cose assieme, e nessuna di esse.
Owen Wilson è un ottimo attore, e ha contribuito a dare un senso di leggerezza a quasi tutta la pellicola, salvo poi squarciarlo brutalmente poco prima di un finale scontato ma perfetto.
 Questo film confonde, ma allo stesso tempo mostra chiaramente il suo senso, e la regia di Allen dà spazio a una Parigi notturna e onirica, che non è solo cornice, ma protagonista. Ma qual è il senso? Non lo posso rivelare (anche perché non sono sicura di aver interpretato nel modo giusto, diciamo che mi sono fatta un'impressione molto personale), ma posso dire che è sfuggevole e bellissimo.
Il mistero è dietro ogni angolo, l'inaspettato ti osserva e ti stupisce; ma la cosa che più mi ha colpita è la sensazione che mi ha lasciato a fine visione: una leggera contentezza e un mucchio di domande.
 Qualche difetto si annida dietro l'angolo, ma viene decisamente surclassato da tutto il resto.
 Non voglio rivelare troppo perché è un film “nuovo”(anche se sono sicura che diverrà un classico), perciò chiudo, consigliandone vivamente la visione.




mercoledì 2 maggio 2012

BABELE: Capitalismo Neoliberista tra Giappone e Occidente

Capitalismo Neoliberista tra Giappone e Occidente


INDICE


Introduzione


1. Fordismo e Toyotismo
1.1. Neoliberismo ed Economia dello Shock
1.2. E in Giappone?


2. A scuola dal Giappone


Conclusioni


Bibliografia




Introduzione


La convergenza sempre più marcata in materia economica e culturale tra i vari Paesi del Mondo, chiamata Globalizzazione, ha le sue radici nell'imperialismo dei secoli passati, ma solo dalla fine del XX secolo è possibile individuare in maniera intellegibile questo fenomeno.
È nel 1945, con i bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, la resa incondizionata Giapponese e la fine della Seconda Guerra Mondiale, che si apre una nuova Era politica economica e culturale tra gli Stati Uniti e il Paese del Sol Levante. Dopo l'olocausto atomico, il Giappone, sconfitto e umiliato si affidò alla guida del suo ex nemico: gli USA diventarono un modello.
Come ogni rapporto, anche quello tra queste due grandi potenze, anche se non paritario, ha lasciato e continua a lasciare tracce indelebili nella fisionomia di entrambi i protagonisti.
Partendo dalla teorizzazione e messa in pratica del toyotismo in Giappone, poi ripresa dagli americani e rielaborata con il nome di learn production (1), vedremo come i due Paesi abbiano sviluppato un sistema capitalista che ha forti punti di contatto soprattutto nella dottrina della Scuola di Chicago (2).
Ma i tentacoli della Globalizzazione si estendono ben più in là della sola sfera economica, infatti, vedremo come nel mondo della Cultura e più nello specifico dell'istruzione ci siano delle relazioni sempre più evidenti tra il sistema Giapponese e quello Occidentale.
Un progetto globale di omologazione che cerca e sembra trovare la via migliore di governo e sfruttamento dei Popoli di tutto il Mondo.
“La globalizzazione non è un fenomeno naturale, ma un fenomeno politico concepito per raggiungere obiettivi ben precisi.”(3)