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giovedì 6 dicembre 2012

PREVIOUSLY ON #9



Oggi vi voglio parlare di una serie tv che secondo me rappresenta la vera novità di questo 2012 ormai agli sgoccioli: sto parlando di Newsroom.
Il serial racconta il dietro le quinte di un notiziario di una tv via cavo negli Stati Uniti, e nello specifico segue la vita dell'anchorman Will McAvoy, della sua produttrice esecutiva e del suo staff. Ora a sentire la trama penserete “sì, ma che noia!” e invece no, studiato nei minimi particolari e con  dialoghi al fulmicotone, velocissimi e molto intelligenti, una puntata da un'ora scorre velocissima, come stessimo guardando un film d'azione. Il creatore è Aaron Sorkin, sceneggiatore, tra gli altri, di The social network e Codice d'onore, molto conosciuto e apprezzato negli States.
Will McAvoy, interpretato dal bravissimo Jeff Daniels (Good Night, and Good Luck, Scemo & più scemo), dopo anni di notiziari spazzatura grazie all'intervento della sua produttrice esecutiva decide di provare a fare nuovamente una trasmissione informativa seria e puntuale, quasi affrontando una sfida impossibile, paragonata alla vana azione donchisciottesca.
Newsroom è un telefilm intelligente che apre un nuovo punto di vista sul mondo USA, e su come questi guardano il mondo, anche grazie all'utilizzo metodico di notizie realmente accadute.
Il protagonista è un repubblicano che appare molto più vicino ai democratici (e alle posizioni di Sorkin), ma a prescindere dai credo politici o dalle varie influenze degli attori principali Newsroom rimane pur sempre una serie tv Americana con la A maiuscola, con tutte le conseguenze (positive e negative) che si possono immaginare.
Se vi piacciono le serie brillanti, con dialoghi veloci e divertenti, se vi piace avere un nuovo punto di vista su una nazione così vicina ma così distante, guardatevi Newsroom. Non ve ne pentirete.

lunedì 26 novembre 2012

Altrove: Barcellona

Per tutti gli amanti dei viaggi, oggi vi voglio parlare di una città che ho visitato di recente, Barcellona. Partendo dall'aereoporto di Cagliari impiegherete circa 1 ora e 30 minuti per atterrare a Girona. Vi chiederete perchè Girona, e non l'aereoporto di El Prat che dista solo 12 km dalla città. Ebbene dovete sapere che le offerte Ryanair super scontate (ad esempio 20 euro per un volo a/r) sono molto più frequenti per Girona, e prenotando tutto all'ultimo momento è difficile riuscire a trovare voli a basso costo per El Prat. 
Da Girona arrivare a Barcellona è semplicissimo; subito fuori dall'aereoporto troverete numerosi autobus che in circa 1 ora e 10 minuti di viaggio, per il prezzo di 15 euro, vi porteranno alla stazione nord di Barcellona, proprio a due passi dall'Arco di Trionfo. 
Trovare alloggio nella città è semplicissimo: troverete soluzioni adatte a soddisfare tutte le vostre esigenze. Posti letto in dormitori, ostelli, b & b, residence e alberghi di lusso. Io, ad esempio, ho optato per la scelta di un residence di medio livello (forse un tre stelle dato che il prezzo medio a notte per persona era di circa 30 euro); una camera doppia con bagno privato, tv, aria condizionata e un fantastico balconcino, abbastanza ampio da poter cenare all'aperto, che dava sul parcheggio interno del residence. A chiunque potesse interessare, sto parlando della Residencia Erasmus Gracia, situata nella via Torrent de Olla al numero 212. La zona è molto tranquilla, piena di negozi, bar, ristoranti, pizzerie e supermercati dai prezzi modici. La fermata della metro è a due minuti di camminata dal residence, davvero una cosa positiva quando si arriva con le valigie! 
Il Quartiere Gotico
Barcellona è una città caotica, trafficata e rumorosa, piena di vita e di gente proveniente da tutte le parti del mondo. Sarà difficile che possiate annoiarvi. La rete metropolitana è efficiente, puntuale e semplice da capire (basta seguire i colori!), ma vi consiglio di muovervi prevalentemente a piedi se volete davvero ammirare la città nella sua completezza e se non volete lasciarvi sfuggire neanche il minimo monumento. Vagando per i quartieri infatti la vostra attenzione sarà catturata da mille dettagli e altrettanti particolari architettonici che vi lasceranno a bocca aperta. 
La prima tappa che vi suggerisco di fare è quella nel quartiere (Barrio) gotico: un gomitolo di stradine umide e strette dove sono numerosi i negozi di antiquariato e le botteghe. Da non perdere sono sicuramente una visita alla Catedral, fondata nel 13° secolo e completata nel 15°, il Museu Frédéric Marès, la Plaça del Rei, il Museu d’Història de la Ciutat, e infine la Plaça de Sant Jaume, dove si trovava il forum, la piazza pubblica della colonia romana, dove si svolgevano tutti gli eventi della vita quotidiana e pubblica. Il nome di Jaume viene dalla chiesa che vi sorgeva fino al 1824. Oggi vi si fronteggiano gli edifici del municipio (Ajuntament) e del governo catalano (Generalitat). 
Rambla
La seconda tappa che vi consiglio è quella nella Rambla, dove realmente batte il cuore pulsante della città. Quest’arteria popolare soddisfa tutte le curiosità: le varie e innumerevoli bancherelle, i richiami dei commercianti del Mercat de la Boqueria (sorto nel 1860), l’Església de Betlem, iniziata nel 1681, rifugio delle beghine e nucleo degli edifici occupati dai gesuiti fino alla loro espulsione (1767) e il cui interno fu incendiato durante la Guerra Civile nel 1936, i saltimbanchi, gli uomini-statua, i pittori, i musicisti e gli artisti di strada. Il primo impatto visivo a cui sarete sottoposti sarà quello di Plaça de Catalunya: una piazza ampia e irregolare, sorta quando furono demolite le mura nel 1854, che funge da cerniera tra la città vecchia e l’Eixample. Fu ristrutturata nel 1927 ed è il centro nevralgico della città. Passeggiando per La Rambla vi imbatterete nella Casa Beethoven, dove da quasi un secolo vengono riunite le partiture, i testi e i libretti di ogni possibile brano musicale, nel Grand Teatre del Liceu, inaugurato nel 1847, e che nonostante due incendi, uno nel 1861 e uno nel 1994, ancora vi colpirà per il suo splendore, e nella Plaça Reial. Se camminare non vi spaventa, percorrendo tutta La Rambla arriverete a Barceloneta e alla sua spiaggia. Il paesaggio è dominato dal Monumento a Cristoforo Colombo, una colonna alta 60 metri eretta in occasione dell’Esposizione Universale del 1888, come omaggio al navigatore. Se vi viene voglia di vedere il porto imboccate l’elegante Rambla de Mar, una passerella aerea e mobile che come un’onda di metallo dal 1994 si staglia nel cielo e che conduce al Moll d’Espanya, ora un prolungamento della città. Da non perdere sono anche la visita all’Esglèsia de la Mercè, al carrer Ample e al carrer de la Mercè. Lungo la Ronda del Litoral potrete visitare il Museu d’Historia de Catalunya, e il Palau de Mar, oggi sede del Museo di storia della Catalogna. 
Il quartiere del Raval, più noto con il nome di Barrio Chino, un tempo regno di travestiti, prostitute, delinquenti e commercianti ambigui, brulica di artisti, vecchie botteghe e stradine labirintiche. Purtroppo questa è stata la tappa più breve del mio viaggio ma vi posso comunque consigliare di non lasciarvi sfuggire il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, il Museu d’Art Contemporani (inaugurato nel 1995) e il Palau Güell, opera del 1888 di Gaudì. Arrivando con la metro a Urquinaona il primo edificio in cui vi imbatterete sarà il Palau de la Música, costruito nel 1908 e dal 1997 riconosciuto come parte del patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Resterete affascinati dalle sue fastose decorazioni. Da non pedere sono anche il Mercat de Santa Caterina, un mercato alimentare sorto nel 1848 e il cui nome deriva dal convento che ne occupava il sito, il Museu Picasso (il museo più visitato di Barcellona) e la chiesa di Santa Maria del Mar, costruita all’inizio del 14° secolo e che in origine sorgeva appunto in riva al mare. 
Arco di Trionfo
Tappa obbligatoria è anche quella all’Arc de Triomf; non solo segnava l’ingresso al Parc de la Ciutadella ma al suo interno vi troviamo anche il Museu de Ciènces Naturals, l’Umbracle (che ospitava un tempo la scuola botanica), l’Hivernacle (una serra di vetro e metallo, oggi trasformata in caffè), e il Parc Zoològic. 
Per questioni di tempo non sono riuscita a visitare né Plaça d’Espanya, nei cui pressi si trova il Museu Naciónal d’Art de Catalunya, né Plaça Europa. Saranno sicuramente le prime tappe del mio prossimo viaggio in questa bellissima città. In questo quartiere da non perdere sono anche la Torre de Calatrava, il Palau Sant Jordi, il Jardi Botanic (inaugurato nel 1999 e coprente una superficie di 14 ettari), l’Estadi Olímpic e la Fundació Joan Miró. La scusa per un futuro viaggio a Barcellona sarà anche la visita al Castell de Montjuïc (nome derivato dalla collina su cui sorge, appunto il Montjuïc, detto il ‘monte degli Ebrei’, o ‘monte di Giove’) al quale si arriva tramite la funicolare.
Casa Calvet
L’Eixample è invece un quartiere prestigioso, impregnato di lusso, caos e rumore. Lo raggiungerete fermandovi con la metro a Diagonal. Da qui a pochi passi vi imbatterete nella Casa Milà, l’ultimo stupefacente edificio civile costruito da Gaudí tra il 1905 e il 1910, chiamata ai suoi tempi con disprezzo la Pedrera (pietraia) per la sua facciata ondeggiante, più simile a una scultura che a un'opera architettetonica. Se invece preferite scendere a Catalunya non dovete perdervi la Casa Calvet, (luogo di origine del signor Calvet, un produttore tessile che fece costruire la casa per ospitare gli operai e gli uffici delle manifatture tessili), il primo edificio di Antoni Gaudí e l’unico con cui l’architetto vinse un premio. Nelle vicinanze dell’Eixample sorge un quartiere residenziale meta turistica d’eccezione perché accoglie alcuni fra i monumenti più emblematici della città, tra cui la Sagrada Familia, opera lasciata incompiuta da Gaudí e simbolo della città, e la Casa Macaya. Gaudí non aveva che 31 anni quando gli venne dato l’incarico del progetto della Sagrada. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1926, i lavori sono proseguiti in modo sempre più controverso tanto che negli anni sono stati molti gli artisti che ne hanno criticato l’evoluzione del cantiere. Si tratta di una costruzione monumentale e complessa, tuttora in fase di costruzione (la fine dei lavori è prevista intorno al 2030), che assorbì le sue energie fino alla morte, esemplificando l'associazione tra arte, architettura e vita che caratterizza l'intensa opera di Gaudí. Oggi la Sagrada è sempre più lontana dai progetti originali del maestro e, sinceramente, anche dalla semplice osservazione, si può notare come questa ormai sia un melange di stili che invece di arricchirne la maestosità ci portano ad interrogarci sul significato del buon gusto. Gaudí fu il massimo esponente del modernismo catalano. I barcellonesi lo soprannominarono da quel momento "l'architetto di Dio" e venne sepolto nella cripta della Sagrada Família. 
Il panorama che offre il Park Guell
Vi voglio ora parlare dell’opera che più mi ha colpita, affascinata e impressionata durante questo viaggio: il Park Güell. Quasi per caso, in un grigio giorno di pioggia dove avventurarsi per i quartieri della città sarebbe stato rischioso, decidemmo di fare due passi a perlustrare la zona intorno al residence. Fu così che ci imbattemmo nei cartelli indicanti la strada per il parco. Realizzato fra il 1900 e il 1914 da Gaudí, è un indiscutibile gioiello architettonico, riflesso del genio e della fantasia dell’artista catalano. In esso natura, scultura e architettura si confondono in una grande maestria artigianale. L’opera si integra magistralmente al paesaggio naturale e più volte lo riproduce: sono un esempio la passeggiata coperta con colonne che hanno le forme dei tronchi degli alberi o delle stalattiti, le fontane, le arcate artificiali di roccia, le mura di cinta che seguono il profilo sinuoso della montagna su cui è costruito il parco. La vista sulla città è stupefacente, consentendo una veduta d’insieme, fino al mare e oltre i campanili della Sagrada Familia. Il parco si trova infatti su una collina nella parte ovest di Barcellona, alle pendici del monte Tibidabo e nasce dall'idea del committente di Gaudì di realizzare una città-giardino sull'esempio di quelle inglesi, cioè centri abitati dove sia possibile unire le case agli elementi naturali del luogo. Delle 60 case costruite, però, solo due sono state abitate (in una si trasferì Gaudì con la famiglia), e il progetto venne abbandonato nel 1914. Vi consiglio di prendervi almeno mezza giornata per visitare il parco nella sua totalità: potreste portarvi un panino e approfittare della zona pic-nic, o perché no, iniziare la giornata con del jogging e fermarvi a fare colazione nel parco! Come ho già detto in realtà si tratta di una città-giardino di 20 ettari; all’ingresso principale sarete colpiti dalla vista di una imponente scalinata rivestita da mosaici di ceramica e vetro e ornata da una grande fontana, dominata a sua volta dalla statua di una sorta di salamandra (simbolo dell’alchimia e del fuoco), anche questa in mosaico. La scala vi condurrà alla Sala delle Cento Colonne, il cui soffitto è ornato da medaglioni di mosaico. 
Le colonne sorreggono una vasta terrazza, delimitata da una lunga panca-balaustra ondeggiante, rivestita di mosaico dai colori sgargianti. Proseguendo la passeggiata incrocerete grotte e colonnati di pietra di aspetto preistorico. 
Crema Catalana
L’ultimo consiglio che voglio darvi è dedicato alle buone forchette, agli amanti del buon cibo e delle novità. Barcellona è la città dei caffè e dei bar! Al pomeriggio non perdete dunque l’occasione di sorseggiare una buona cerveca assaporando delle gustosissime tapas (nome che pare derivi dai piattini con cui si coprivano i bicchieri di vino perché non ci cadessero le mosche), come ad esempio gli sfiziosi calamares alla romana, o le piccanti patatas bravas. Per la cena vi consiglio invece come primo piatto un’ottima paella all’arros negre (riso al nero di seppia), indimenticabile nel suo gusto, ancor più se accompagnandola ad un bicchiere di sangria, e di provare alcune delle innumerevoli tortillas per le quali la cucina catalana è famosa in tutto il mondo. Chiudete infine la serata con un particolarissimo carajillo e l’immancabile crema catalana.
BUON VIAGGIO!





giovedì 22 novembre 2012

Previously on #8


Capita a volte di trovarsi davanti ad un dramma. Qualche lineetta di febbre, nessuna voglia di fare niente, ma senza alcuna serie tv interessante da vedere. Un vero dramma! Per fortuna vengono in soccorso le cosiddette (forse solo da me) serie riempitive, e cioè quelle serie che per un motivo o per un altro avete sempre lasciato da parte, perché considerate mediocri, o addirittura inutili... ma che in certi momenti fanno proprio al caso vostro!
Sono queste però le serie tv più adatte per uno stato mentale vicino all'ameba... immaginatevi di vedere in certe condizioni precarie una serie come breaking bad (verrà il tempo per un previously on tutto dedicato alla doppia B), potreste impazzire o bene che vi vada la vostra temperatura potrebbe superare i 40°. No, meglio serie tv mediocri, tranquille, con dialoghi senza verve, come ad esempio the white collar e the good wife.
Il bellissimo della serie "White Collar"
The white collar sfrutta l'idea geniale e mai vista di un super truffatore che collabora con l'FBI per risolvere alcuni crimini. Per caratterizzare un'idea così banale, la divisione dell'FBI è quella dedicata ai crimini finanziari, d'arte, eccetera. In più, per rendere interessante un telefilm composto da puntate autoconcludenti decidono di buttarci dentro il super complotto ai danni del nostro super (aggiungerei bellissimo) truffatore, in modo da legare in maniera molto flebile una puntata all'altra.
Il lato peggiore (forse) è la banalizzazione della truffa: qualsiasi colpo, anche il più elaborato, il più raffinato, può essere messo in gioco in brevissimo tempo e senza troppa preparazione, la magia delle grandi truffe non esiste!
Julianna Margulies, protagonista di "The Good Wife"
The good wife è una serie drammatico-giudiziaria, non a caso trasmessa in Italia da Rai due. A dire il vero i personaggi sono caratterizzati bene, nel loro essere sempre uguali a se stessi, e le puntate scorrono veloci e senza troppi intoppi. Se vi piacciono le serie tv di avvocati ma non vi volete impegnare più di tanto può fare al caso vostro. Certo è, che ogni tanto ci sono delle puntate da incorniciare per la loro assurdità, come in una della seconda stagione in cui compare Hugo Chavez, il capo di stato Venezuelano, visto sempre di spalle o comunque mai in volto, raffigurato come una macchietta comica, stupido, ma allo stesso tempo come un feroce dittatore, così cattivo da voler nazionalizzare un'azienda di petrolio statunitense in Venezuela. Una serie tv che si muove tra tribunali, tradimenti, famiglia, politica e ancora tradimenti.
Insomma se ogni tanto anche voi vi ritrovate in stato mentale ameba vi consiglio questi due telefilm... in caso contrario, stategli alla larga!







giovedì 15 novembre 2012

Leggendone: Narcotica

Uno degli scatti realizzati da Scotti inserito nel libro

Il libro che oggi vi voglio consigliare, Narcotica, scritto dal fotografo e giornalista Alessandro Scotti, vuole essere, come il titolo stesso suggerisce, “una mappa delle vie della droga nel mondo”. 
Narcotica è un libro potente: il racconto di un viaggio lungo una pista che si snoda lungo diversi continenti (America, Asia e Africa) attraverso giungle tropicali, deserti e altipiani, caserme fatiscenti , carceri, avamposti militari in mezzo al nulla, villaggi fortificati, rovine. Alessandro Scotti ha minuziosamente documentato, in un reportage che ha dello ‘stupefacente’ corredato da immagini drammatiche e spesso sanguinose, un viaggio durato sei anni lungo le rotte che solcano paesaggi impraticabili per portare una merce preziosa e proibita in Occidente. Contadini, trafficanti, guerriglieri, pirati, spacciatori, consumatori, funzionari, guardie di frontiera, polizia, paramilitari, eserciti: è un’umanità varia, a volte contrapposta, spesso disperata, impegnata in una battaglia senza esclusione di colpi sia che si tratti di guadagnare pochi spiccioli, una dose o ingenti fortune, quella che trova spazio nelle pagine di Scotti. Pagine che ci raccontano di un universo mutevole, variegato e sfuggente. Attraverso il racconto in prima persona, l’autore ci conduce in luoghi e contesti leggendari (il Triangolo d’Oro, la cordigliera delle Ande, l’Africa occidentale, l’altopiano iranico, la frontiera tra Pakistan ed Afghanistan, i Caraibi) e ce li illustra attraverso una serie di aneddoti e riflessioni, brani di conversazioni, scatti rubati prima e dopo gli spari o le corse disperate per mettersi in salvo.


 “Mondi clandestini, incontri, corruzione, scontri e violenza lungo le vie del narcotraffico, il più globale dei mercati. Sei anni passati inseguendo il dragone: ripercorrendo le strade della merce più preziosa al mondo dall'Afghanistan alla Colombia, dai Carabi alla Birmania.” Un libro fotografico d’inchiesta, che illustra e racconta come la droga sia allo stesso tempo strumento di sopravvivenza, ossessione, motivo di vita, merce di scambio e ago della bilancia di delicati equilibri politici. 





lunedì 12 novembre 2012

EXTRAS: L'oroscopo di Novembre

Gli strumenti usati dalla nostra astrologa



Ariete

Tagliare i rapporti di netto non è stata un’ottima idea. Provate a rifletterci prima che sia troppo tardi. 

Toro

Sarà difficile far quadrare i sogni con la realtà. Accanirsi potrebbe rendere la cosa ancora più insopportabile; pazientate. 

Cancro
Sarete un po’ annoiati e questo inciderà sui vostri rapporti, ma cambiare le cose dipende da voi. Tenete a bada l’aggressività. 

Leone

Farfalle nello stomaco e notti insonni. Sarà amore? 

Vergine

Il lavoro è importante, ma non esagerate. Prendetevi un po’ di tempo da dedicare agli amici; tornerete più carichi di prima. 

Bilancia

Ci sono nuove opportunità in vista. Tenete gli occhi bene aperti e non fatevele sfuggire. 

Scorpione

Avete ripreso con grinta tutti gli impegni. Aiutate chi è rimasto indietro a tenere il vostro passo; vi sarà riconoscente. 
Gemelli drogati

Gemelli
Avete i vostri metodi ma questo mese dovrete fare i conti con un altro modo di affrontare i problemi; sarà illuminante.

Sagittario
Siete soddisfatti del vostro lavoro. Le ricompense non tarderanno ad arrivare. 


Capricorno
Avete nuovi traguardi da raggiungere. Le capacità non vi mancano; darete prova di quanto valete. 

Acquario
Molte cose sono cambiate in meglio; manca solo un ultimo balzo e il cerchio sarà completo. 

Pesci
Ci sono persone che avranno bisogno di voi. Trovate il tempo di stargli vicino nonostante gli impegni. 


giovedì 1 novembre 2012

Leggendone: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino


Il libro di cui vi voglio parlare oggi è “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F. 
Come si legge anche nella prefazione, questo romanzo nasce un po' per caso: i due giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck incontrano per la prima volta Christiane a Berlino nel 1978 dove era chiamata a testimoniare per un processo. 

Hermann e Rieck si accordano con la ragazza per un intervista, ma alla fine l'intervista si trasforma in un progetto più grande che porta alla stesura appunto di questo libro. 
Christiane racconta la sua tragica esperienza con l'eroina iniziata all'età di tredici anni. 
La ragazza ci fa conoscere il mondo dei tossicodipendenti o, per usare una sua espressione, dei “bucomani”: un mondo di zombie, senza amore, senza amicizia, senza fiducia e dignità, un mondo fatto solo di dosi. 
Un libro crudo e forte, ma sicuramente importante da leggere sia da adolescenti che da adulti perché depura la figura del tossicodipendente dai luoghi comuni che lo dipingono come un mostro, un essere inumano da nascondere e da condannare senza pietà. 
“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” invece ci fa capire quanto queste persone siano fragili , bisognose di un sostegno adeguato che purtroppo manca, e non di giudizi e condanne da parte di una società che tra l'altro è essa stessa madre di questi mali. 





lunedì 15 ottobre 2012

Leggendone: Lotta di Classe


"Chi ha detto che il tempo è denaro? Un filosofo, un banchiere o un orologiaio? Perché se è vero che il tempo è denaro, il nostro tempo deve essere denaro di qualcun altro...” 



Il primo libro di cui vorrei consigliarvi la lettura si intitola “Lotta di classe” di Ascanio Celestini, edito da Einaudi nel 2009. Il libro rappresenta l’ultimo atto di un lungo lavoro di indagine e ricerca sociale che Celestini compie tra i lavoratori di uno dei call center più grandi d’Italia, l’Atesia, che si trova nella zona di Cinecittà a Roma. Questo call center può essere considerato come uno dei nuovi luoghi simbolo del lavoro precario e atipico in Italia, così come le fabbriche della Fiat divennero il simbolo del lavoro subordinato e alienante durante l’epoca fordista. Infatti l’Atesia, mentre da un lato ha registrato da quando esiste una crescita costante per dimensioni e fatturato (solo nel 2004 ha prodotto un giro d’affari per 4.300 milioni di euro), dall’altro lato ha ottenuto questo successo anche grazie al massiccio utilizzo di forme contrattuali flessibili che sono devastanti per i lavoratori, i famigerati contratti a progetto. A causa di questi contratti i lavoratori sono infatti costretti a ricevere contributi inferiori al 20% della retribuzione, pagati in parte dal netto del lavoratore, e non hanno nessuna garanzia su ferie, maternità e malattia. Nel 2005 per cercare di migliorare questa situazione i lavoratori si riunirono e crearono il collettivo precariAtesia, ottenendo un anno dopo l’arrivo dei giudici provinciali del lavoro per un’ispezione che decretò l’incompatibilità del contratto a progetto con il lavoro nei call-center, e l’obbligo di immediata conversione dei rapporti di collaborazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Tutto ciò significò per i lavoratori non solo stabilità, ma anche una retribuzione in media superiore almeno al 30% di quella di un Co.Co.Pro., ed inoltre il diritto al rimborso di tutto il pregresso sia in termini contributivi che retributivi. Proprio quando sembrò che tutto si stesse risolvendo per il meglio intervenne il governo di Centro-Sinistra, che con l’art.78 della finanziaria 2007 diede facoltà alle aziende di proporre ai dipendenti l’assunzione a tempo indeterminato, con un contratto adeguato alle mansioni esplicate, in cambio della firma di un atto conciliativo, con cui il lavoratore rinuncia a rivalersi legalmente sul passato in termini “retributivi, contributivi e risarcitori”. I lavoratori vennero dunque stabilizzati, ma costretti a lavorare part-time e non full-time per 550 euro al mese, e in più ad Atesia si ri-iniziò a lavorare a progetto. Inoltre, i lavoratori del Collettivo furono denunciati per manifestazioni non autorizzate e non riassunti dall’azienda. 
Ascanio Celestini incontra per la prima volta questi lavoratori nel Maggio 2005, e inizia ad ascoltare le storie che ognuno di loro ha da raccontare; storie non solo di lavoro precario ma anche di vita precaria. Ne nascono nel corso degli anni uno spettacolo teatrale, “Appunti per un film sulla lotta di classe”, in cui l’autore sceglie di non affrontare direttamente la vicenda, ma di inventare delle storie che avevano come sfondo comune il tema del precariato; un documentario-inchiesta, “Parole sante”, i cui protagonisti sono i racconti degli stessi lavoratori del call center Atesia; un disco, in cui vengono incise tutte le musiche utilizzate nello spettacolo; infine il libro “Lotta di classe”. 
Anche il libro non affronta direttamente la vicenda, ma la si trova sullo sfondo delle quattro storie presenti, che ci vengono raccontate dagli stessi diretti protagonisti. La prima storia è quella di Salvatore, il personaggio forse più positivo, che studia per sfuggire alla precarietà che ha già attanagliato suo fratello; la seconda storia è quella di Marinella, lavoratrice in un call center che riesce a fare carriera dentro l’azienda ma ne viene poi stritolata perché non è in grado di seguirne le regole; la terza è quella di Nicola, anche lui lavoratore del call center che passa la sua vita a cronometrare il tempo in due e minuti e quaranta secondi, la durata massima che deve avere una chiamata perché il lavoratore possa ottenere il salario massimo (85 centesimi); infine la storia della signorina Patrizia, costretta a fare dieci lavori tutti precari, e con il pensiero che ci vogliano altre nove Patrizie per correre dietro a tutti questi lavori. Oltre a queste quattro storie, Celestini, attraverso una struttura narrativa fatta di intrecci e digressioni, inserisce altre piccole storie di gente comune e popolare, di cui racconta in maniera lucida e disicantata vizi e debolezze. Queste storie ci vengono raccontate con uno stile spiazzante e poetico, quasi lirico in alcuni passaggi, permettendoci di cogliere con immediatezza l’assurdità di una vita dominata da una precarietà che non è solo lavorativa ma abbraccia ormai ogni aspetto della nostra vita. Un libro che Celestini scrive con la speranza che le persone possano prendere consapevolezza della loro condizione precaria, che ci costringere a vivere come Marinella che “piscia in corsa come i ciclisti al giro d’Italia”, o come Nicola, che lavora sentendo perennemente il ticchettio di una “bomba ad orologeria” che rischia di esplodere ogni tre mesi. Una condizione assurda e umiliante, da cui è possibile uscire solo ri-iniziando una “lotta di classe”.




giovedì 11 ottobre 2012

Leggendone: Il Libro degli Area



All'alba degli anni settanta, in Italia, ebbe luogo un fenomeno musicale irripetibile nel suo genere. La scena musicale italiana era invasa da coverband che, con molto poco sforzo creativo, riducevano il loro lavoro artistico al copiare le melodie dei grandi successi provenienti dall'Inghilterra, scrivere un testo, possibilmente senza grandi pretese, e via che si vende. Solo alcuni facevano eccezione e cercavano di offrire un prodotto originale. Nel luglio del '72 qualcosa cambiò. 
Un gruppo di supermusicisti, tra cui alcuni membri della PFM, Ellade Bandini, Vince Tempera ect, si ritrovarono negli studi di registrazione della RCA Italiana a Roma per registrare il lavoro di Alberto Radius , intitolato appunto “Radius”. Per seconda traccia del lato B fu registrata una composizione di Radius chiamata “Area”, e tra i musicisti che la suonarono troviamo: Demetrio Stratos all'organo, Giulio Capiozzo alla Batteria, Patrick Djivas al basso, Johnny Lambizi alla chitarra e Gaetano Leandro al sax tenore. Da quella sessione romana nelle menti di Capiozzo e Stratos cominciò a delinearsi l'idea di poter creare qualcosa di artisticamente appagante. Con l'aggiunta di Eddie Busnello al Sax si formò così il gruppo “Area”. Gli avvicendamenti che susseguirono furono rapidi e senza poche conseguenze. Prima di incidere il loro primo lavoro, nel '73, la formazione era già rivoluzionata. Arrivò Paolo Tofani alla chitarra e uscirono Lambizi e Leandro, ma soprattutto incontrarono Gianni Sassi e Sergio Albergoni, due personaggi di spicco dell'ambiente culturale milanese. Questi ultimi, insieme a Franco Mamone, fondarono la Cramps. La Cramps non era una semplice etichetta o casa di produzione. Fu fondata sostanzialmente per accogliere musicisti votati alla ricerca artistica e attorno ad essa ruotavano manifestazioni culturali di ogni genere. Alla Cramps venivano curati quasi tutti gli aspetti dei dischi degli “Area”, dalla pubblicità alle copertine, agli show live. 
Questo è il prologo di un viaggio durato una decina d'anni, e che ha sconvolto il panorama musicale italiano. Il libro di Domenico Coduto “Il libro degli Area”, mette in relazione tutti gli eventi che hanno circondato la nascita del fenomeno ‘Area’. L'incontro con Gianni Sassi, che per loro scriveva i testi con Albergoni, gli avvicendamenti nel gruppo, che portarono alle tastiere Patrizio Fariselli e Ares Tavolazzi al basso, l'influenza della situazione politica italiana ed estera nella musica degli Area, sono i punti focali sui cui cerca di basarsi lo scrittore per riuscire a far comprendere a pieno la portata del fenomeno Area. Infatti, gli Area furono un ciclone che passava e si nutriva di ciò che accadeva. Il libro spiega come la loro espressione artistica non si limitasse al solo atto dell'esecuzione. Gli Area cercavano una reazione. Sia da parte delle masse di acquirenti di album, sia dalle masse che li seguivano nei live. Un episodio significante/significativo fu quello dell'esecuzione di “Lobotomia”: tutte le luci venivano spente, e mente il pezzo suonava fragoroso potente, Stratos e Fariselli si divertivano a stuzzicare il pubblico con delle torce elettriche. Questi erano gli “Area” (che poi grazie a Sassi divennero Area - International POPular Group). Un gruppo certamente non convenzionale che è essenziale conoscere. Questa biografia è una buona lettura che cerca di far entrare il lettore nell'atmosfera che circondava e influenzava il gruppo. La buona analisi di alcuni testi aiuta ancora di più la comprensione di alcuni aspetti degli “Area” che risultano ermetici ,e forse affascinanti proprio per questo. In definitiva, Domenico Coduto dipinge un quadro completo che descrive il “Fenomeno Area” in tutte le sue sfaccettature, riuscendo a individuare tutte le sfumature di colore necessarie per raccontare nel giusto modo questa incredibile storia chiama “AREA”.



giovedì 4 ottobre 2012

EXTRAS: Oroscopo del mese di Ottobre

ARIETE
Le fatiche maggiori sono archiviate, i nuovi progetti decollano e danno grandi soddisfazioni
TORO
Siete nel vortice dell’amore forse il lavoro ne risentirà ma avrete tempo per recuperare
GEMELLI
Un po’ di difficoltà a gestire gli impegni e tenere tutto sotto controllo, se vi gira la testa concedetevi qualche pausa
CANCRO
Bisognerà lavorare sodo per mantenere i risultati ottenuti fino ad ora, l’aiuto di un amico risulterà fondamentale
LEONE
C’è un po’ di nervosismo che non aiuta le relazioni, provate a scaricarvi con lo sport
VERGINE
Siete pieni di energie il consiglio è quello di incanalarle nel lavoro o nello studio otterrete ottimi risultati
BILANCIA
Amore, salute e lavoro andranno alla grande, approfittatene per consolidare alcune relazioni
SCORPIONE
Siete come dei carri armati nessuno potrà mettersi tra voi e ciò che desiderate.
CAPRICORNO
Provate a riflettere meno e lasciarvi andare di più, quello che succederà vi sorprenderà positivamente
SAGITTARIO
Vi troverete di fronte ad un bivio entrambe le proposte saranno allettanti, ma non scartate la possibilità di un’alternativa.
ACQUARIO
Eccovi a fare i conti col passato, se ci metterete impegno avrete la vostra rivincita.
PESCI
Il lavoro è proprio una seccatura ma dovrete resistere ancora qualche mese poi andrà meglio.





lunedì 1 ottobre 2012

Leggendone: S'accabadora

Su “Accabadora” di Michela Murgia, vincitore del premio Campiello nel 2010, tanto è stato detto e tanto è stato scritto. 
Provo a dire la mia dopo averlo letto in brevissimo tempo: dal punto di vista “materiale” lo trovo un romanzo ben scritto, in cui è interessante come facciano capolino alcune parole in sardo che vivacizzano la scrittura senza farlo scadere nel folklore, neppure in quelle fasi in cui emerge la vita di paese e viene messa in risalto quella quotidiana sardità del secondo dopoguerra, fatta di gesti umili e sapienti come la cucitura o la vendemmia o la preparazione del pane e dei dolci tipici. 
Ma ciò che cattura il lettore e lo coinvolge emotivamente nella vicenda è la riflessione (obbligata) sull'eutanasia, le sue varie facce e il conflittuale rapporto che l'essere umano stabilisce con la morte. 
La discussa figura della “terminatrice” sarda ha avuto risalto recentemente grazie all'opera della Murgia (ma non solo, cito fra gli altri, l'albo intitolato proprio “Le terminatrici” del fumetto Dampyr, di Mauro Boselli), ma costituisce in realtà una figura presente in diverse culture fino a pochissimo tempo fa: la praticità delle società che basavano la propria vita sul lavoro nei campi o comunque su quello manuale faceva sì che un aiuto alla morte fosse qualcosa di naturale. 
È una questione sulla quale opere d'arte come il romanzo di Michela Murgia assumono una particolare importanza, in quanto fungono da stimolo: leggendo un libro del genere nessun lettore può rimanere indifferente. Mi ha (forse banalmente) riportato alla mente la prima volta che vidi “Mar adentro” di Alejandro Amenábar, con l'interpretazione straordinaria di Javier Bardem nel ruolo del paraplegico costretto per anni a letto da una lesione alla spina dorsale, ma con una mente lucidissima. Se mai ce ne fosse stato bisogno, quel giorno capì quanto dev'essere terribile la vita/non vita di un malato incurabile e capì soprattutto che ciò che porta una persona a una decisione terribile come quella di voler morire non è la paura o la debolezza, ma la consapevolezza. 




giovedì 21 giugno 2012

Leggendone: Lo Scontro di Classe


Il libro che vi voglio consigliare oggi è “Lo scontro di classe “ di Reclus Malaguti, uscito nel 1973. 
“Lo scontro di classe” è l'autobiografia dell'autore, in cui ci parla di un periodo storico relativamente ampio che va dalla prima guerra mondiale al fascismo, dalla seconda grande guerra alla lotta partigiana, dalla liberazione alle nuove lotte sociali. 
Un libro sicuramente interessante per chi ama la microstoria, fatta di gente comune la cui condizione sociale ed economica viene plasmata dalla macro-storia e dai governanti, le cui decisioni ricadono sulla popolazione dall'alto, senza possibilità di scelta. 
Ma la bellezza di questo libro va ben oltre l'interesse storico. 
Quello che Reclus vuole offrirci con il suo romanzo non è una semplice testimonianza ma un'aspra critica, tutt'ora molto attuale, contro un potere e una società classista caratterizzata da forti squilibri economici e sociali, da una giustizia che non è veramente uguale per tutti, da un potere oppressivo che limita la libertà di espressione e il dissenso, da condizioni lavorative che hanno più i tratti della schiavitù e da una religione al servizio del potere che - con la promessa del paradiso e la minaccia del castigo divino - mantiene la popolazione in una schiavitù psicologica che impedisce qualunque reazione. 
Quello che Reclus ci offre è l'esempio di una famiglia che, nonostante la misere condizioni in cui si trova, i pregiudizi e le persecuzioni, non ha mai chinato la testa davanti al padrone, ha lottato e pagato per l'affermazione della libertà e dei diritti che sono di tutti e non solo di alcuni. 
Quello che lo scontro di classe ci insegna è che l'unione fa la forza e che solo lottando tutti insieme si può riuscire a cambiare qualcosa. 
“A parlare sempre di dolore e di lotte è facile infastidire qualche persona. Ma non proveranno fastidio coloro che sanno come la libertà e la giustizia siano sempre il frutto di lotte e di travagli patiti dagli uomini. Molti hanno dovuto dare la vita perché vi fosse una società più giusta, senza sfruttati e senza sfruttatori, più libera e senza persecuzioni. Tutto ciò purtroppo non è finito. Anzi siamo appena al principio” Reclus Malaguti.