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martedì 7 ottobre 2014

KMF 2014: il video!

Cari amici,
l'Associazione Culturale Kenemèri delle volte si riposa ma non va in letargo.
Abbiamo il piacere di presentarvi un piccolo video dedicato alla serata del 30 di Agosto, l'ormai celeberrimo KeneMusicFest, in cui ci siamo ritrovati con amici, conoscenti e passanti per una splendida serata all'insegna della musica, della condivisione e di tanto ammmmore.
Il video è stato realizzato dal nostro socio e regista Federico Rescaldani.
Non ci resta che auguravi una buona visione e restate sintonizzati per le prossime iniziative.


Il video si può trovare su Vimeo a questo indirizzo: http://vimeo.com/107793865, oppure lo potete vedere comodamente qua sotto.


Kenemusicfest 2014 from Federico Rescaldani on Vimeo.

martedì 4 giugno 2013

UOLCMEN: Recensione Black Sabbath "13"

Oggi 4 Giugno 2013 è una data storica, dopo 18 anni arriva (per ora solo in streaming) il nuovo album in studio dei Black Sabbath: "13". Probabilmente nessuno ci credeva veramente, io per prima, ma i nostri "vecchietti" preferiti ci hanno stupiti con un poderoso nuovo album di metallo colante!
Già da stamane ho letto in giro per il web i primi giudizi e per ora si dividono in due macrocategorie: chi li ha stroncati e chi ha gridato al miracolo. Le stroncature arrivano quasi tutte dai soliti critici-pseudointellettuali-radical-metal-chic che passano il loro tempo a farsi le pippe ascoltando i Dillinger Escape Plan ( che per la cronaca piacciono anche a me); il miracolo invece è stato invocato più o meno dai soliti vecchiardi nostalgici che pensano di vivere ancora negli anni '70\'80. Non prendetemi per snob, anche perché penso di appartenere un po' ad entrambe le categorie. Ma quindi vi chiederete, la verità sta nel mezzo? Si e no, in realtà io sono ancora in un brodo di giuggiole metalliche, ma dovete capirmi: è il mio gruppo preferito di sempre!
Vado subito al sodo, l'ho già sentito parecchie volte, ed è assolutamente una bomba. Nessuna via di mezzo, dopo 43 anni di carriera i Sabs sono ancora capaci di scrivere la Storia, e lo fanno fottutamente bene, anche se con un certo autoreferenzialismo, che oggettivamente si possono permettere.

L'album in questione non è un capolavoro, sia chiaro, ma è un atto d'amore per il mondo della Musica e per i fans, perché ciò che si può trovare al suo interno non è altro che un'accozzaglia di riff dal sapore nostalgico e tenuti insieme da una perfetta base ritmica ricamata sulla voce più statica e riconoscibile di sempre. Il capolavoro reale è riuscire dopo tutti questi anni a emozionare con queste componenti che ormai da tempo non sono più originali e innovative. Presumo che una buona parte di noi abbia almeno un momento significativo della propria vita legato a una canzone dei Sabs, deve essere così per forza, anche se non vi piacciono conoscete "Paranoid" e "Iron Man", e scommetto anche che dopo aver letto questi titoli vi state canticchiando in testa i memorabili riff di queste piccole perle. Penso sia inevitabile, i Black Sabbath sono parte della memoria storica di ognuno di noi.
Detto questo, il mio giudizio non si basa esclusivamente sui sentimenti ( ho fatto a tempo a vedere l'uscita di altri 3 loro album, per cui l'elemento sorpresa è affievolito) ma sulla qualità; fondamentalmente è l'album migliore che potessero sfornare con questa formazione e in questo momento storico. Al suo interno c'è tutto: emozione, violenza, doom, sentimento, richiami al passato, vita e metallo.
L'album si apre con "End of Beginning" ( il titolo è già un programma) e il primo riff ci fa entrare subito nel mood dell'album facendo tornare i più nostalgici di noi alle sonorità del mitico omonimo album del 1970. L'incedere è lento, emozionante, carico di pathos. Ozzy ci mette del suo dando vita ad un'ottima performance, come non si sentiva da anni. La forma-canzone è classicamente sabbathiana: lento, intermezzo veloce e melodicissimo, assolo con un groove de' paura, nuovamente lento e via così per 8 minuti buoni. Segue il singolo "God is Dead?" che si presenta con un arpeggio mnemonicamente ineccepibile, la linea vocale si presenta ottimamente confezionata, il ritmo rimane sui binari e il ritornello si marchia a fuoco in maniera istantanea nella nostra mente. La canzone in sé è buona, ma non la migliore.

Belli photoshoppati!
La terza traccia è "Loner" e se prestate attenzione al riff portante non potrete non pensare a "N.I.B.", questo è il primo richiamo alla precedente produzione che ho scovato con questi ascolti preliminari (non li ho scritti tutti perché sono innumerevoli). Inutile dire che il ritmo è trascinante e perfetto nella sua semplicità, una canzone senza dubbio riuscita. Andando avanti prende vita la ballad di questo "13", ovvero "Zeitgeist", dal sapore retrò e mi ricorda parecchio "Planet Caravan", procede lenta e con degli arpeggi eterei e sofisticati.
La canzone che segue è, per ora, una di quelle che mi sono piaciute di più: "Age of Reason". Basso e batteria giocano su un midtempos perfetto e Tony Iommi ci regala una linea chitarristica splendida, Ozzy risulta pure grintoso. Tra le toptrack dell'album.
"Live Forever" e "Damaged Soul" proseguono bene il discorso delle canzoni precedenti con un mix strumentale magistrale e una buona media di suoni azzeccati. La seconda ha dei tratti che mi ricordano vagamente quella "The Wizard" che tuttora rimane una delle canzoni più belle dell'Universo ( perdonate il trasporto, ma ci vuole!).
L'album si chiude in maniera perfetta con "Dear Father", a mio parere, la canzone più bella di tutto "13": bel riff, bella linea vocale a tratti graffiata, il basso di Geezer è assassino e Tony si cimenta addirittura in ottimi armonici. Ma proprio alla fine c'è una sorpresa per tutti i fan: l'intro di "Black Sabbath", quasi a ribadire che questo sarà probabilmente il testamento della band.
La prima volta che ho completato l'ascolto mi sono seriamente emozionata ( veramente anche la seconda e la terza volta) per molteplici motivi, ma uno dei principali sono questi suoni: non riesco a scinderli dalla mia infanzia, non posso, quindi la nostalgia e il ricordo hanno giocato un ruolo essenziale nella formazione del mio giudizio.
Tirando le somme posso dire senza timore che "13" è un album splendido, che i Sabs sono in forma artisticamente parlando, ci hanno consegnato un album che sembra quasi voler ricordare al mondo chi sono i veri re del Metal, e noi dovremmo essere tutti ben disposti a riconsegnare lo scettro a chi ne detiene i diritti.

lunedì 6 maggio 2013

UOLCMEN: Playlist #9- Pizza, sole e nero metallo!

Rischiamo un po'. L'argomento scelto per questa Playlist non è sicuramente dei più popolari, ma dal momento che io sono una grande appassionata del caro metallo italico, ho deciso di dedicargli una playlist allungata ( ben 15 brani ), con all'interno, come al solito, ciò che più mi piace.
Ho abbandonato l'iniziale idea di fare un viaggio nella storia del metal italiano, perché troppo complicata e sopratutto perché essendo giovane ho parecchi buchi nella conoscenza della materia ( Wikipedia in campo musicale non fa per me! ). Per questi motivi ho scelto solo ciò che mi garba, senza classifiche né scaletta di sorta; ho anche evitato volutamente quella parte del genere che ha fatto più successo, come i Raphsody ( che mi fanno deliberatamente defecare ) o i Lacuna Coil ( che ho smesso di seguire dopo “Comalies” sia su album che live ).
Per iniziare ho deciso di puntare sulla valenza storica, ragion per cui ad aprire le danze è il gruppo secondo me più rappresentativo di un certo modo di fare metal in Italia, molto oscuro ed esoterico. Loro sono i Death SS e la canzone che ho scelto è la mia preferita in assoluto, tratta da “Heavy Demons” del 1991, “Baphomet”.
Proseguo con un gruppo che all'estero ci invidiano parecchio, i Novembre. Magari qua in patria non hanno un gran seguito, ma propongono un certo mix di doom\gothic\progressive che fuori dal territorio italiano va alla grande (vedi Katatonia e compagnia varia). La canzone che ho scelto è “Anaemia”.
Le prossime tre canzoni sono tutte legate ad un periodo della mia vita, più o meno alla fine degli anni '90, in cui ero perennemente alla ricerca di suoni più estremi e sperimentali possibili. Ho trovato questi requisiti in tre gruppi italiani, che tuttora rimangono tra i migliori partoriti dalla scena.
Gli Opera IX, mio feticcio Black Metal nostrano con la bellissima e lunghissima “Al Azif” tratta dal masterpiece “The Call of the Wood”. I Sadist della prima ora, quelli che sperimentavano unendo puro estremismo, tecnica e musica tribale, con risultati eccellenti. Ho scelto la title track del loro album che ho amato di più: “Tribe”. Dopo Biella e Genova scendiamo ora in Sicilia da una band realmente di culto, che ha creato tantissimo rumore attorno a sé già dai primi demo: loro sono gli Inchiuvatu e la canzone è “Addisiu”, dall'album omonimo. Ho avuto la fortuna di vederli dal vivo qualche anno fa e propongono uno spettacolo realmente terrificante ed emozionante grazie al loro Black Metal folk\dialettale quasi fiabesco.
Proseguo con un gruppo parecchio controverso ( molti li accusavano di seguire, dopo il primo album, ogni trend che prendeva il metal in quei particolari periodi storici ) ma sicuramente il più rappresentativo del metal italico dagli anni '90 in poi, gli Extrema, eccellenti esecutori in sede live. Ho scelto il loro cavallo di battaglia “Child o' Boogaow”.
Segue un altro trittico di canzoni, che probabilmente piacciono solo a me ma la playlist è mia, per cui...
La prima è “Portraits” degli Evol, gruppo che adoro e che continuo tuttora ad ascoltare. La seconda è “Second Inhuman Coming” dei Braindamage, forse la band più sottovalutata del metal tricolore. La terza è “Three Water” di Paul Chian, artista di culto del Doom mondiale, che ha iniziato la sua carriera nei Death SS per poi proseguire da solista accompagnandosi a eccellenze del calibro di Lee Dorrian (cantante e Deus ex Machina dei Cathedral, nonché ex Napalm Death ) e infine approdato a fare musica molto lontana da quella che l'ha consacrato.
Ho sentito anche il bisogno di inserire due proposte un po' più recenti, quindi ho scelto i Fleshgod Apocalypse, con “The Violation” perché è ciò che più si avvicina a un pugno nello stomaco ben assestato, e gli In Tormentata Quiete, fautori di un “Black” talmente sperimentale da mettermi seriamente in difficoltà con le definizioni. La canzone che ho scelto è “L'alchimista” e vi consiglio di ascoltarla sino alla fine, non ne resterete delusi.
Ma torniamo ai “vecchietti” con i Necrodeath, vera macchina da guerra in sede live, con la bella “Mater Tenebrarum”.
Allontanandoci dai lidi più estremi mi sento di inserire a pieno diritto un gruppo giovine e che in questo momento è realmente un'eccellenza invidiatissima dal resto del mondo, ovvero gli Ufomammut, band da “viaggio” ( non in macchina eheheh! ) che finora non ha sbagliato un solo colpo divenendo dei veri e propri sciamani della psichedelica. Ho scelto per voi la nuovissima “Infernatural”.
Restando sul versante sperimentale, nel quale si collocano a pieno diritto i Thee Maldoror Kollective, vi propongo una canzone allucinante e allucinata “Xaos DNA Released”. Sinceramente non ho memoria del come sono venuta a conoscenza di questa proposta torinese, ma questa è solo l'età che avanza!
Per concludere ( un po' lunghetta questa playlist! ) inserisco la cara Cadaveria, ex singer degli Opera IX e impeccabile front woman in sede live. Devo essere sincera, in linea generale lei e la sua band non mi esaltano particolarmente (nonostante la presenza di Flegias alla batteria, cantante dei Necrodeath ed ex batterista degli Opera IX ), ma li ho scelti perché hanno un buon seguito e dal vivo sono incredibilmente coinvolgenti. Inoltre “Spell” è sicuramente una delle canzoni più interessanti uscite negli ultimi anni.
La playlist è finita, andate in pace... no, scherzo, prima di chiudere vorrei farvi sapere che sono rimasti fuori gruppi che meritano parecchio ( qualche nome in ordine sparso: Malnàtt, Doomsword, Disarmonia Mundi, Forgotten Tomb, Movimento d'Avanguardia Ermetico, Necromass, Ephel Duath, La Caruta de li Dei, Strana Officina ecc.), ma ho scelto quelli che dal mio punto di vista erano più adatti a formare una playlist sia omogenea che varia nelle sonorità.
Quindi, viva il metal nostrano!
Se sia sottovalutato o sopravvalutato decidetelo voi, io lo ascolto, lo sostengo e ve lo consiglio.
Alla prossima!




venerdì 3 maggio 2013

OROSCOPO DI MAGGIO

Ariete 
Sarete pieni di voglia di fare, cercate di non disperdere queste energie ma concentratevi sulle cose più importanti. Sul lavoro molte cose si sbloccheranno anche se per raggiungere dei risultati dovrete accettare qualche compromesso. Fate ordine nella vita affettiva è il momento di confrontarvi sinceramente col partner e decidere con serenità se chiudere la relazione. I single potrebbero fare un incontro importante. 

Toro 
Un buon periodo per pensare con slancio al futuro e fare progetti. Sul lavoro le cose migliorano nel senso del consolidamento dell'attività che già svolgete, potreste riscuotere un vecchio credito o trovare finalmente le risorse per un progetto che avevate dovuto accantonare. I single si riprenderanno da una delusione e potrebbero innamorarsi a breve. Anche per le coppie consolidate è un periodo positivo che potrebbe portare a una convivenza o alla decisione di avere un figlio. 

Gemelli 
Questo mese vi porta un po' di sollievo e buonumore. Sul lavoro si sblocca qualche intoppo di tipo burocratico, ottimo periodo anche per colloqui e collaborazioni. Chi studia potrebbe prendere in considerazione un trasferimento anche all'estero. In amore siete un po' stressati dagli alti e bassi presentatisi negli ultimi tempi. Le coppie stabili hanno più entusiasmo e saranno tentate da progetti più seri. I single dovrebbero cercare di lasciarsi andare ad emozioni più autentiche. 

Cancro 
Dopo dubbi e incertezze arriva un mese in cui ritrovate sicurezza e risposte ai molti dubbi che vi agitavano. Sul lavoro qualcosa inizia a smuoversi soprattutto per chi cerca lavoro o attende una riconferma. Chi studia ritrova concentrazione e slancio. Tempo di chiarimenti in amore favorite le riconciliazioni nei rapporti di vecchia data. I single faranno incontri emozionanti. 

Leone 
Mese non facile con fastidi passeggeri ma non gravi. Possibili tensioni sul lavoro soprattutto per quanto riguarda i rapporti interpersonali, cercate di mantenere la calma nonostante l'insofferenza. Chi studia si sentirà demotivato e portato a chiedersi se il percorso intrapreso sia quello giusto. Lo stress si fa sentire anche nelle coppie portando a qualche litigio i rapporti traballanti potrebbero arrivare a un punto di rottura. I single sono rassegnati, poco convinti e troppo esigenti. 

Vergine 
Recuperate le energie questo è un mese da sfruttare al massimo. Nel lavoro dopo mesi, non proprio rosei, le cose volgono a vostro vantaggio; fate chiarezza sulle vostre aspettative e concentrate le energie in quella direzione. Possibili battibecchi nelle coppie, cercate di non essere polemici, chi tenta di rilanciare il rapporto con nuovi progetti si assicuri che le basi su cui poggiano siano stabili. 

Bilancia 
Mese piacevole che lentamente riporta entusiasmo e fiducia nella vostra vita. Sul lavoro arrivano risultati che vi daranno soddisfazioni e potrebbero anche aprire nuove opportunità. Deve approfittare di questo periodo anche chi è in cerca di una occupazione o desidera cambiarla. Le coppie, dopo mesi freddini, ritrovano slancio e voglia di stare insieme. I single che si apriranno a nuovi interessi e frequentazioni, potrebbero fare incontri interessanti. 

Scorpione 
Vi sentirete un po' scoraggiati e questo stato d'animo potrebbe amplificare malumori e pessimismo. Nel lavoro ci saranno tensione e disaccordi non lasciatevi tentare dall'impulsività potreste mandare all'aria progetti importanti. In amore attenzione alla gelosia sommata allo stress, a cui già siete sottoposti, potrebbe tradursi in inutili battibecchi col partner. 

Sagittario 
L'entusiasmo cede il passo alla responsabilità, portandovi a concentrare le vostre energie su obbiettivi importanti. Sul lavoro vi sarà richiesto più impegno del solito, qualche progetto che procedeva spedito subirà un rallentamento ma non demoralizzatevi, la tenacia vi premierà. Qualche difficoltà in amore soprattutto a metà mese: certe tensioni già esistenti potrebbero essere amplificate. Fate attenzione se siete tentati da un'avventura o state portando avanti due storie parallele il rischio di essere scoperti è molto alto. 


Capricorno 
La vostra vita è in continua trasformazione da un paio di anni, ora è il momento giusto per capire, decidere o forse cambiare qualcosa ma dovrete avere un atteggiamento più attivo e consapevole. Sul lavoro dovrete stringere i tempi e prendere decisioni importanti senza azzardi. In amore riflettete sulla relazione che portate avanti e che ormai non vi soddisfa più. I single abbandonano la diffidenza e si trovano davanti un mese ricco di emozioni. 

Acquario 
Qualche piccolo fastidio potrebbe rendere un po' antipatico e faticoso questo mese. Sul lavoro siete scontenti e a disagio, vi sentite ingabbiati in una realtà che mal si concilia con le vostre aspettative , qualche buona notizia a fine maggio vi solleverà l'umore. Attenti a non combinare danni in amore un partner un po' troppo esigente potrebbe farvi sentire inadeguati occorre capire quali siano i vostri reali sentimenti. 

Pesci 
Un mese abbastanza calmo vi consentirà di rilassarvi e metterà nello stato d'animo giusto per affrontare piccoli fastidi che potrebbero presentarsi. Possibili novità sul lavoro ma niente di definitivo ma le cose iniziano a smuoversi. Chi studia si sente un pò insoddisfatto e potrebbe anche decidere di investire le proprie energie in altre direzioni. Approfittate di questo periodo di serenità per stare con il partner, più avanti i rapporti potrebbero farsi tesi per questioni economiche più che per i sentimenti.


lunedì 22 aprile 2013

UOLCMEN: Recensione Whiu Whiu!!


Ci riprovo con la recensione di un altro disco. Stavolta tocca all'opera prima di un gruppo di giovani sardi provenienti dal Mandrolisai (precisamente da Meana, Tonara e Sorgono) e che per ragioni di studio o lavoro risiedono in pianta stabile a Cagliari. Sto parlando dei Whiu Whiu!! (da pronunciare con un fischio), che prestissimo potremo ascoltare anche su REK, la nuovissima Radio dei nostri Kenemèri, nel programma GangBand.
A gennaio del 2012 realizzano il loro primo lavoro, un EP composto da sei brani più una “Ghost song” strumentale che chiude il disco. Se li avete visti dal vivo e vi è piaciuta la loro potenza sonora, ritroverete in questo EP la stessa carica e passione. I sei pezzi sono azzeccatissimi: veloci, potenti, ben costruiti e ben suonati. Le chitarre pungenti di Daniele Mereu e Alessandro Macis aggrediscono già dal primo pezzo, “L'abat-jour”, e ci portano in un retroterra musicale fatto di rock e punk di qualità, che dà vita a un mix di sonorità che sorpassa ampiamente la media di molti gruppi italiani (anche di quelli riconosciuti).
Il secondo pezzo “Per un'altra strada” personalmente è quello che meno mi piace del disco: rispetto al resto delle canzoni, a mio avviso, gli manca qualcosina: un ritmo un po' meno sostenuto e una linea melodica che mi ricorda qualcosa (non ho chiaro cosa sia) non me la fanno apprezzare al massimo. Ma, come vi dicevo, il disco ritorna su livelli ottimi già con “L'amò in due” introdotta dalla potentissima sezione ritmica di Gianni DeArca (batteria) e Massimiliano Macis (basso) e poi dalle taglientissime chitarre. Una storia d'amore, odio, violenza e passione raccontata dalla bella voce di Emanuele Pintus, che ai primi ascolti (anche della canzone successiva “Orticaria”) trovavo si ispirasse molto a Pierpaolo Capovilla del Teatro degli Orrori (con i quali tra l'altro la band ha condiviso il palco nell'estate 2012), ma che in realtà esplora tanti registri con disinvoltura e sicurezza invidiabili.
L'EP termina con i due pezzi che mi piacciono di più: “L'olimpiade”, brano in cui traspare l'amore e la critica verso il territorio d'origine di questi ragazzi, il centro Sardegna della Barbagia-Mandrolisai, e la schizofrenica “Una e neanche una”, retta dall'incalzare delle chitarre, un basso dal suono decisamente punk e un cantato che alterna parti urlate a parte recitate.
Per concludere, un riferimento immancabile a colui che ha curato registrazioni, mix e post-produzione dell'EP, Roberto “Gibe” DeArca, che ha decisamente fatto un gran bel lavoro. Il disco è senza dubbi un buonissimo prodotto (contando tra l'altro che si tratta del disco d'esordio), fatto di riff potenti e riuscitissimi, bei testi e bella voce, una sezione ritmica precisa e trascinante. Consigliatissimo! Purtroppo non esistono più esemplari “fisici” disponibili, ma il gruppo ha deciso di renderlo fruibile e condivisibile a questo link: www.mediafire.com/?j52ge3qltlj38os . Approfittatene!! E seguite il fischio!

Il video di "Una e neanche una":


lunedì 8 aprile 2013

L'OROSCOPO DI APRILE


Ariete: cielo ricco di vitalità ed energia. Se vi siete annoiati nei mesi precedenti ora potrete rifarvi. Chi deve prendere decisioni in ambito economico dovrà stringere i tempi. Questo mese porterà cambiamenti cruciali: potrebbero arrivare proposte inaspettate e sorprendenti. Dal punto di vista sentimentale potrà accadere di tutto; sarete portati a sentire come prioritarie le ragioni del cuore. Ottime occasioni per i single e per chi ha appena chiuso una relazione complicata.

Toro: potrebbe essere un mese un po’ antipatico per voi, fatto di verifiche, rivalutazioni e riflessioni, ma non mancheranno felici intuizioni. Lo stress potrebbe riflettersi nel rapporto con colleghi e superiori, ma tra beghe e questioni varie potrebbe sorprendervi qualche buona notizia. Per ora non buttate tutto all’aria; già i mesi estivi promettono tranquillità. Il cuore è sereno; anche gli amori più litigiosi ritroveranno pace e sintonia. Per i single possibili incontri interessanti.

Gemelli: tirate un sospiro di sollievo, il peggio sembra ormai archiviato. Siete pieni di iniziativa e determinazione che si riveleranno utili sul lavoro. Ottimo il tempismo nel captare le opportunità che vi si presenteranno. La forte energia di questo mese si rifletterà positivamente anche nella sfera affettiva : vi sentirete più disponibili e passionali. Ottimo periodo per i single: anche i più restii a impegnarsi potrebbero incontrare una persona in grado di fargli cambiare idea.

Cancro: qualche tensione passeggera e l’eccessiva emotività potrebbero farvi dei brutti scherzi. Sarete insofferenti soprattutto sul lavoro: non siete sicuri di aver imboccato la strada giusta e dunque vi sentirete un poco demotivati. Cercate di non farvi dei nemici o di non tagliare i ponti a collaborazioni importanti. Se vivete una storia serena basata su sentimenti sinceri non avrete grosse preoccupazioni, certo, saranno possibili battibecchi ,ma non preoccupatevi, sarà solo una fase passeggera. I single saranno scatenati ma le possibilità di fare l’incontro della loro vita sono scarse.

Leone: mese interessante e positivo, da sfruttare! Aprile prosegue l’energia dinamica dello scorso mese aiutando la vostra situazione lavorativa con nuove opportunità. Potrebbero finalmente presentarsi alternative realistiche da prendere in considerazione; sono favoriti a questo proposito viaggi e spostamenti. Qualche dubbio nei rapporti di coppia. E’ possibile il riaffiorare di questioni non del tutto risolte; mantenete la calma e troverete la soluzione migliore. I single anche più diffidenti vivranno un mese intrigante se riusciranno a lasciarsi alle spalle le delusioni del passato.

Vergine: inizia un mese in discesa, seppur con qualche giornata noiosa. È il momento di sorridere. Se negli ultimi mesi gli affari si erano bloccati ora assisterete a una graduale ripresa: rimboccatevi le maniche e vedrete presto ottimi risultati. Occasioni da non perdere anche per chi cerca lavoro o desidera cambiarlo. Se nei mesi scorsi lo stress ha intaccato i rapporti di coppia ora ritroverete calma e armonia. I single confusi faranno chiarezza nei loro sentimenti e non mancheranno le occasioni di fare nuovi incontri.

Bilancia: un mese un po’ insidioso che porterà giorni di inquietudine e insofferenza. Fate attenzione alla stanchezza sia fisica che mentale; potrebbe portarvi a fare scelte avventate di cui poi vi pentireste. Possibili spostamenti di sede lavorativa ma anche di ruolo o mansione. Chi studia si sentirà un po’ fiacco e ansioso; sarebbe opportuno concedervi un periodo di calma e relax. Periodo elettrico in amore con problemi e polemiche sempre dietro l’angolo. Le situazioni già critiche potrebbero risentirne seriamente fino alla rottura. I single vivranno flirt infuocati ma passeggeri.

Scorpione: non sono previste grosse emozioni questo mese, approfittatene per riorganizzare e sistemare le
faccende in sospeso e per chiarire idee e sentimenti. La sfera lavorativa non presenterà grossi cambiamenti; rallentate i ritmi e chiarite i rapporti che non vi convincono. Mantenetevi cauti nelle spese, potrebbe essere necessaria qualche uscita non preventivata. In amore non sottovalutate i malumori del partner che potrebbero ingigantirsi nei prossimi mesi, meglio prevenire! Per i single possibili incontri emozionanti.

Sagittario: il peggio è passato, tirate fuori la grinta e impegnatevi al massimo! Sul lavoro qualcosa che non va ancora come vorreste vi impedirà di rilassarvi e di godervi la vita. Le cose potrebbero migliorare a giugno; per ora cercate di accontentarvi, anche se non è nel vostro stile. La vita di coppia è un po’ sfibrata, forse per abitudine o mancanza di condivisione. Per i single invece si prospettano situazioni intriganti e movimentate: la primavera vi elettrizza e vi spinge a cercare nuove emozioni.

Capricorno: dopo un periodo di apertura verso cose e persone diverse dal vostro standard si ripresentano insofferenza e momenti di tensione. I rapporti con i collaboratori potrebbero darvi qualche noia rischiando di farvi perdere le staffe. Mal sopporterete ostacoli alla vostra libertà d’azione e questo vi spingerà a dei cambiamenti, siate prudenti! Anche in amore l’impulsività potrebbe farvi dire o fare cose sbagliate: potreste chiudere un rapporto problematico o che, trascinato troppo a lungo, non funziona più. In generale siete onesti e maturi ma vi impegnerete solo se ci saranno amore e condivisione di intenti.

Acquario: la primavera stuzzica la vostra creatività portando nuovi stimoli e concrete soddisfazioni. Sul lavoro aumenteranno l’ambizione e il desiderio di vedere riconosciuti i vostri sforzi ma dovrete anche fare i conti con la realtà e le concrete possibilità per il futuro. Siate intraprendenti ma con obbiettività. Le coppie solide che si erano un po’ “appisolate” ritroveranno slancio e calore. I single si divertiranno con avventure ma anche in compagnia di amici e di nuove conoscenze. Le coppie in crisi dovrebbero approfittare di questo mese per chiarirsi prima che la situazione peggiori irrimediabilmente.

Pesci: un mese un po’ impegnativo, a tratti stressante. Bisognerà tradurre le intuizioni in fatti concreti, cosa non impossibile ma non sempre facile per voi sognatori idealisti. Nel lavoro i contatti giusti porteranno qualcosa di nuovo anche se economicamente siete un po’ in riserva. Maggiori opportunità per chi è in cerca di lavoro o desidera cambiare impiego. Serietà è la parola chiave in ambito affettivo: le coppie stabili potrebbero decidere di convivere o sposarsi, chi ha una relazione stanca troverà il coraggio di chiuderla definitivamente, forse per l’arrivo di un nuovo amore. Incontri stimolanti per i single.

giovedì 4 aprile 2013

Babele/24effepiesse: The war on democracy


Hugo Chávez è morto da qualche giorno; nel momento in cui scrivo questo articolo è ancora in corso il suo funerale a Caracas. In questi giorni navigando su Internet ho letto tanti articoli che ricordavano questo peculiare personaggio del panorama Latino-americano e del mondo intero. Ho letto anche commenti di persone che lo rimpiangono ma che votano PD, e gente che ne festeggia la morte stigmatizzandolo come se fosse il diavolo in persona.
Ho anche notato che alcuni hanno pubblicato un documentario “The War on Democracy”, che ha attirato la mia attenzione e che ho prontamente visto.
Il documentario, opera del giornalista australiano John Pilger, esprime già dal titolo l'essenza del suo contenuto: la critica alla politica imperialista statunitense dal secondo dopoguerra a oggi. In effetti il titolo è un richiamo piuttosto esplicito allo slogan utilizzato negli ultimi anni dal governo nordamericano per giustificare le sue azioni di politica estera: la presunta “guerra al terrorismo”.
La locandina del film
Ci si occupa, in questo caso, di quella porzione del mondo che è stata definita come “cortile di casa” degli USA, ossia l'America Latina.
Il documentario, realizzato nel 2007, ha come asse centrale proprio la figura di Hugo Chávez, del quale viene narrata l'ascesa al potere nel 1999 e sottolineata l'attenzione verso le classi più povere della popolazione: i provvedimenti volti al miglioramento delle condizioni sanitarie e dell'istruzione si unirono infatti alla cacciata delle imprese straniere che fino ad allora detenevano il controllo sulle importantissime risorse petrolifere venezuelane. Questa statalizzazione dell'estrazione petrolifera non fu ovviamente vista positivamente dal governo statunitense, ma non solo: anche all'interno del Paese l'opposizione al governo di Chávez si fece pesante, in particolare nei settori agiati della popolazione, detentori della maggior parte delle televisioni e dei mezzi di comunicazione, che iniziarono così una forte campagna volta alla criminalizzazione del presidente (sia all'interno del Paese, sia in Occidente).
Viene poi narrato il tentativo di Colpo di Stato del 2002, che portò al sequestro di Chávez per alcuni giorni, fino a quando la popolazione si riversò numerosissima per le strade e accerchiò il palazzo di Miraflores, sede del governo, chiedendone la liberazione. È questo per Chávez il momento cruciale della sua traiettoria politica: in un'intervista rilasciata allo stesso autore del documentario, dichiara che dopo gli avvenimenti di quei giorni, ciò che gli rimase fu semplicemente la volontà di dedicare quello che gli sarebbe restato da vivere a quel popolo, soprattutto ai più poveri.
Il regista, John Pilger, con Hugo Chavez
La mano statunitense nell'organizzazione del golpe ai danni di Chávez, seppur negata più volte, risulta evidente dal comportamento tenuto dai politici nordamericani ma soprattutto da alcuni documenti della CIA che vengono citati puntualmente da Pilger. E del resto, come sottolineato magistralmente nel documentario, questo non fu che uno degli ultimi atti della politica imperialista statunitense nei confronti degli stati latino-americani. Iniziando dal 1950 in Guatemala e continuando nel corso dei decenni in praticamente tutti i paesi sudamericani, la politica estera statunitense, dietro presunte questioni di sicurezza nazionale (la famigerata “minaccia comunista”), ha agito fondamentalmente su un solo binario: quello della deposizione di governi “non allineati” attraverso l'appoggio (più o meno esplicito) a colpi di stato militari. Questi, nella stragrande maggioranza violentissimi, hanno portato solitamente alla sostituzione di governi democraticamente eletti con personaggi vicini agli Stati Uniti. Il caso forse più tristemente eclatante e conosciuto è rappresentato dal golpe cileno del 1973, che portò alla morte del presidente Salvador Allende e alla presa di potere del generale Augusto Pinochet. Gli anni della dittatura fascista di Pinochet hanno gettato le basi per una profonda trasformazione del Paese andino per quanto riguarda l'economia: il Cile rappresenta infatti uno di quegli “esperimenti sociali” che, sulla base delle teorie liberiste di Milton Friedman e attraverso privatizzazioni selvagge, hanno acuito le differenze sociali, portando al consolidamento di una minoranza ricchissima e di un enorme settore della popolazione che si ritrova in condizioni di indigenza.
Le situazioni di Guatemala, Cile, Bolivia, El Salvador, Nicaragua, Venezuela sono solo alcuni degli esempi che il documentario di John Pilger descrive per mettere in luce come gli interessi economico-politici statunitensi abbiano messo in gioco la vita di migliaia di persone su tutto il suolo latino-americano. Ma la cosa più indignante è senza dubbio l'arroganza e la strafottenza con la quale tutte queste violenze siano costantemente negate: ne dà un esempio Duane Clarridge, capo della CIA per l'America Latina tra il 1981-84, che non esita a definire le accuse delle organizzazioni per i diritti umani (Amnesty International fra tutti) come “bullshit”, stronzate.
The war on democracy” è un documentario consigliatissimo, che affronta delle tematiche scomode e allo stesso tempo lancia un messaggio di speranza per il cambiamento. Si trova su Vimeo a questo indirizzo, in inglese con sottotitoli in inglese (se non siete espertissimi non lasciatevi spaventare, con i sottotitoli è comprensibile!).
Buona visione a tutti!








lunedì 18 marzo 2013

LEGGENDONE: Soffocare

Oggi vi voglio parlare di un altro romanzo di Chuck Palahniuk del 2001 dal titolo ‘Soffocare’.
Se stai per leggere evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un'altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci finché sei ancora intero. Salvati.

L'inizio di Soffocare spiazza il lettore, annunciando dalla viva voce del protagonista, Victor Mancini, che quella che si sta per leggere è la storia di uno sfigato immerso in un mondo di sfigati. Victor, figlio di un’anarchica attivista ed ex prostituta finita più volte in prigione a causa dei suoi ripetuti quanto fantasiosi attentati al sistema, trascorre la sua infanzia tra diverse famiglie adottive (aspettando ogni volta un nuovo rapimento da parte della madre che lo porta con sé su e giù per tutti gli USA), per poi abbandonare gli studi di medicina, diventare sesso dipendente (frequenta infatti un centro di disintossicazione per persone che sperano di liberarsi in dodici fasi dal sesso compulsivo) e trovare un lavoro di pura sopravvivenza nella ricostruzione per turisti di un villaggio irlandese del 1734, una comunità di Padri Pellegrini.
Non sapendo quasi niente del suo passato, Victor deve barcamenarsi come può nel presente. Ogni giorno, per pagare le costose spese cliniche della madre, si inventa un infame quanto geniale escamotage: dopo aver scelto con cura un nuovo ristorante sull’elenco telefonico si siede a tavola, ordina da mangiare e inscena platealmente un soffocamento da cibo fino all’intervento provvidenziale di un salvatore: “Soffocando, diventi una leggenda che queste persone alimenteranno e ripeteranno fino alla fine dei loro giorni. Crederanno di averti dato la vita”.
Ogni giorno, Victor trova dunque un eroe sconosciuto, un padre adottivo, che continuerà a prendersi cura di lui per lungo tempo con assegni e biglietti d’auguri da ogni parte del mondo in occasione dell’anniversario del soffocamento. Dopo anni di questa attività Victor si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla, ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite: “[...]A fingerti debole acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lasciandoti salvare, tu salvi loro”. Come già detto, il denaro gli serve a pagare la degenza della madre, colpita dall’Alzheimer, in una clinica piena di gente fuori di senno. Piena di matti e di infermiere arrapanti. Il tutto viene narrato tra flashback verso l’infanzia e l’adolescenza, tra la sua confusione mentale ed esistenziale (odia la madre ma vorrebbe salvarla; si arrabbia col mondo e lo combatte pensando di compiere azioni che Gesù Cristo non farebbe mai, ma poi addirittura comincia a credere di essere la sua reincarnazione) e col filo costante della narrazione delle sue avventure sessuali (esilarante la parte del romanzo in cui Victor ricorda i suoi rapporti con partner occasionali in aereo). L’eccezione è costituita dall’ “enigmatica” dottoressa Paige Marshall, dell’istituto in cui è in cura la madre, donna della quale Victor sente di essersi innamorato ma con la quale, paradossalmente, non riesce a fare sesso (“Vuoi sapere il vero motivo per cui non ti scopo?[...]La verità è che forse vorrei solo volerti bene”). Vi sono poi i consigli dell'amico Denny, che porta ulteriore pazzia nella sua vita e nella sua casa.

Con un linguaggio aggressivo e senza peli sulla lingua Palahniuk descrive un mondo che tutti conosciamo bene, fatto di moralismo e segrete dipendenze, un mondo dove è facile perdersi e difficile ritrovarsi. Anche se a tratti lo fa ironicamente, Palahniuk evidenzia come l’uomo avverta in sé il bisogno di essere utile agli altri e di essere amato. “Viviamo nell’affanno di sentirci utili. Vogliamo che la nostra vita abbia un senso. Ma qual è il senso della vita? Il problema dell’umanità è che le cose che facciamo sembrano non essere mai accadute. Durano un attimo, una frazione di secondo su una eterna linea di tempo. Sembrano esistere, quindi, solo nel ricordo. E il ricordo, giorno dopo giorno, diviene sempre più sfocato.
 Soffocare è un libro divertente e ironico ma al tempo stesso cupo e tragico, imprevedibile e dal finale inimmaginabile. Un libro dotato di grande appeal, fantasioso e strano abbastanza da farsi, pagina dopo pagina, ammaliante. Con la voce di Victor, il grande Chuck Palahniuk traccia un affresco crudo, abrasivo, dissacrante e divertente della nostra società e lancia un insegnamento: "possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti [...] a lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure possiamo scegliere da noi."
 Un consiglio: dopo aver letto il libro guardatevi il film! Uscito nel 2008, Soffocare, (Choke) scritto e diretto da Clark Gregg, arriva nelle sale italiane il 13 maggio 2009. Naturalmente il libro è molto più dettagliato e avvincente, ricco di sfumature che portano l’immaginazione del lettore oltre ogni limite, ma, contrariamente a molti altri film tratti da libri, la versione cinematografica resta totalmente fedele alle vicende raccontate dallo scrittore, senza amplificarle o esagerale solo per il semplice gusto di sorprendere. Ottima anche la caratterizzazione dei personaggi. Insomma, un film che vale la pena guardare.


lunedì 4 marzo 2013

UOLCMEN: BOGHES DE BAGAMUNDOS - "Percorrendo i lati di di un cerchio"



Se dovessi fare una sintesi estrema dell'ultimo disco dei Boghes de Bagamundos direi: ritmiche coinvolgenti e melodie orecchiabili. Ma così facendo tralascerei un sacco di altre cose che rendono questo disco un lavoro estremamente interessante.
I Boghes de Bagamundos sono un gruppo ormai storico del panorama della musica indipendente del sud Sardegna. Nati nel 1999 arrivano, dopo diversi anni di carriera alle spalle, alcuni EP e dischi completi, vari cambi di formazione, collaborazioni e sperimentazioni, fino alla pubblicazione online di “Percorrendo i lati di un cerchio”, ascoltabile a questo indirizzo.
La formazione attuale della band comprende il cantante e bassista Claudio Kalb, Simone Milia alle chitarre e al banjo, Marco Cabras alle chitarre, Max Viani al violino e Roberto Matzuzzi alla batteria, ma il disco recentemente pubblicato ha visto la collaborazione di diversi altri musicisti.
Ascoltando il disco si respira amore per due terre: la Sardegna e l'Irlanda. La passione per gruppi storici come Pogues o Dublin City Ramblers (tanto per citare i più famosi rappresentanti del post-folk celtico) strizza l'occhio agli italiani Modena City Ramblers e Ratti della Sabina, a cui si unisce la carica e l'attitudine punk dei Dropkick Murphys, creando delle melodie alle quali è difficile resistere.
Gli 11 pezzi che compongono l'album sono decisamente ben suonati: tutti i musicisti sanno maneggiare gli ‘arnesi’ che si trovano fra le mani e il risultato si sente eccome (ascoltare per credere la strumentale “Simon's Jig”). I testi delle canzoni (principalmente in italiano, ma non solo: a metà tracklist troviamo “Poesia”, interamente in sardo) trattano varie tematiche: dalle più leggere avventure e disavventure di personaggi di vario tipo (“Il ballo dell'uomo di città”, “Allegra ciurma”) fino ad argomenti meno spensierati intrecciati di critica sociale come in “Orgoglio Manifesto” o “Le vie del cammino nuovo”. In apertura c'è poi una dichiarazione d'amore/odio al mezzo di locomozione del gruppo: un furgoncino del 1995, croce e delizia della band, che li ha accompagnati per tanti anni nelle loro numerose trasferte musicali.
Personalmente ho trovato “Percorrendo i lati di un cerchio” piacevole all'ascolto, nonostante, a mio parere, la band non abbia sul disco la stessa carica che ha invece sul palco. Una pecca dovuta forse al genere musicale, che si presta ovviamente a epocali bevute di birra e danze sfrenate (cosa che potrei anche fare qui e ora, in camera mia, ma forse è meglio di no).
In chiusura vorrei segnalare che fino al 9 marzo al Bodie Art, in via S. Giovanni a Cagliari, è possibile visitare la mostra “Fotografando i lati di un cerchio” del fotografo Pierpaolo Arru, inaugurata in concomitanza con la presentazione del disco.






venerdì 1 marzo 2013

UOLCMEN: "Il Testamento" recensione in anteprima dell'album di Appino


 “Che il lupo cattivo vegli su di te” mi aveva lasciato veramente un buon sapore in bocca. L’autore l’ha definita una ninna nanna al contrario, dove il lupo cattivo veglia sui bambini mentre il vero mostro è la città con tutti i suoi abitanti. E in questo brano, uscito come singolo il 18 febbraio, c’era qualcosa di nuovo rispetto agli Zen Circus che mi affascinava: oltre una base certamente più rock, il testo era meno ironico e più personale, avevo forse fin troppa curiosità di ascoltare il disco.


Ma ora, svanito il dolce sono rimasto con qualcosa di più amaro in bocca. Il Testamento, per chi fosse indietro coi tempi, è il primo album da solista di Andrea Appino, cantante e frontman degli Zen Circus , registrato con Giulio Favero (Basso) e Franz Valente (Batteria) del Teatro degli Orrori, Rodrigo D'Erasmo (violinista degli Afterhours) e con la collaborazione del gruppo Pisano Gatti Mézzi. Potete ascoltarlo in streaming esclusivo su Rockit:
http://www.rockit.it/appino/album/il-testamento/20607 
fino a lunedì 4 marzo e farvi anche voi un'idea prima di comprarlo. L’uscita ufficiale è prevista infatti il 5 Marzo, il 4 a Firenze.
Sarà che dopo due anni di scrittura e 42 giorni di studio mi aspettavo qualcosa di più. Ok, non sono un esperto e la mia è un opinione personale derivante da un ascolto forse ancora non sufficiente, i testi sono sicuramente tra i migliori mai scritti da Appino, ma più andavo avanti nelle tracce più la mia attenzione scemava verso altri orizzonti. E quando questo accade rimango sempre molto perplesso. Non lo boccio pienamente, sia chiaro. Anzi. Il testamento, Passaporto, La festa della liberazione (forse la migliore) e il già citato singolo, hanno un qualcosa in più che fino a metà disco riescono a farmi capire cosa il cantante andasse cercando da questa nuova avventura. La voglia di liberare le proprie emozioni, i propri dolori, l’inclinazione verso un cantautorato che forse con il Circo Zen non può fare.
Il problema è che nella seconda parte del disco mi perdo: molte canzoni non riescono a dirmi nulla, per quanto i temi affrontati siano apprezzabili e significativi, e la base musicale sia di discreta qualità. Credo che il problema stia più che altro in una errata sistemazione della tracklist, e forse in qualche sperimentazione di troppo, fuori misura per un unico cd.

Separandoci un attimo dall’ambito musicale è però da apprezzare il velato riferimento a Mario Monicelli, in 2 delle 14 canzoni presenti sul disco (l’ho letto, e poi ci sono arrivato). La title-track vuole ricordare a modo suo il suicidio del regista, morto gettandosi dal quinto piano dell'Ospedale in cui era ricoverato, e gli avvenimenti che seguirono il suo decesso. “Solo gli stronzi muoiono”, traccia num. 9, fu la risposta che il regista diede in una famosa intervista all’età di 91 anni, alla domanda: “Hai paura di morire?” (http://www.youtube.com/watch?v=8Z1sWeXMRCM).
Tornando alla musica e per concludere, il tour di promozione (che vedrà la partecipazione di Enzo Moretto per i cori e la chitarra) partirà il 29 Marzo 2013. La mia speranza è che, allora, superata la fase “primo ascolto”, non debba andarmene via a metà concerto.







lunedì 25 febbraio 2013

UOLCMEN: Om "Advaitic Songs"- il suono dell'anima


Aum Trayambakam Yajamahe
Sugandhim Pushtivardhanam
Urva Rukamiva Bandhanaan
Mrityor Mokshiye Maamritat
(“Addis” Om)

Ho aspettato per scrivere questa recensione, temevo che questo album fosse un fuoco di paglia, temevo di essermi fatta prendere dall'entusiasmo o di essere poco obiettiva. A circa otto mesi dall'uscita penso che siano state futili paure, perché “Advaitic Songs” degli Om è l'album migliore uscito nel 2012, secondo il mio modestissimo parere. L'album in questione è un capolavoro, e non lo dico a cuor leggero, dal momento che è preceduto da lavori del calibro di “Pilgrimage”, ma “Advaitic Songs”ha una marcia in più: va oltre, esce dagli schemi. Gli Om sono un gruppo particolare, che nasce nel 2003, composto dal bassista Al Cisneros e dal batterista Chris Hakius, precedentemente tra le fila degli Sleep, leggenda dello Stoner-Doom. I musicisti in questione potevano benissimo portare avanti il discorso iniziato col gruppo precedente e questo gli avrebbe assicurato successo e pubblico, ma non è andata così, perché in loro risiede il fuoco dell'arte, e con gli Om consacrano la loro maestria in un incontro perfetto tra musica (stoner\doom, anche se è una definizione parecchio riduttiva), filosofia,spiritualità e religione (sopratutto orientale, e maggiormente induista). I primi album sono ancorati al precedente percorso, pur tracciando una strada nuova ma ancora grezza. Album dopo album si sono evoluti verso un nuovo modo di concepire questo genere, intenso di per sé, ma in loro estremizzato intimamente, fino ad arrivare a un punto di incontro tra umano e divino. Nel 2008 Hakius lascia la band e viene sostituito da Emil Amos, e con una line-up stabilizzata continuano il loro percorso, senza sbagliare un colpo.
Nel 2012 arriva “Advaitic Songs”, e la ricerca musicale arriva ad uno “stato di non-ritorno”, tanto per citarli; abbiamo a nostra disposizione 43 minuti e 50 secondi di pura spiritualità e architettura sonora di prim'ordine. Il basso di Al è ipnotico, preciso, magico; Emil scandisce ogni canzone come se avesse tra le mani un gong rituale e intensifica l'atmosfera rarefatta dagli archi (una delle novità scelte dalla band). L'incedere è lento, cantilenante e con poco spazio per gli elementi elettrici, in realtà si sente un po' distorsione solo nel singolo “State of Non-Return”, l'unica traccia che ha una vera e propria forma-canzone.
Continuano ad essere definiti Stoner\Doom, e già le definizioni non mi piacciono, ma qua hanno davvero poco senso: gli Om sono padri di un genere che trascende i generi, che li libra in una dimensione in cui l'unica cosa che conta è l'unione col Tutto, è divenire parte di quell'unico suono che scaturisce dalla vibrazione dell'Universo, è elevarsi oltre la carne. Già dall'inizio si intuisce la direzione che prende quest'opera, l'opener “Addis” è la messa in musica del Maha Mrityunjaya Mantra, mantra della Grande Liberazione (dai cicli della reincarnazione), interpretata magistralmente da una voce femminile. Dopo il singolo, che è la canzone più diretta dell'album, prende forma “Gethsemane” in cui ogni nota e ogni strumento si fondono per formare una trama perfetta e intrigante che continua il discorso dei brani precedenti con circa 12 minuti di morbido tappeto sonoro perfetto per la meditazione e la voce di Al che culla il tema principale e recita più che cantare i versi del brano. Segue “Sinai” che è il brano più d'atmosfera e trascinante, con una ritmica coinvolgente e la linea di basso appena accennata che accompagna perfettamente gli archi. Nella chiusura ci accoglie “Haqq Al-Yaqin” rarefatta melodia, voce ipnotica e giusta conclusione di quello che più che un album è una vera e propria esperienza mistica.
A parole è difficile definire il sentimento diffuso in questo lavoro, per questo motivo vi invito ad ascoltarlo, sia per capire appieno le mie parole e anche perché penso che tutti debbano fare esperienza di quella che definisco musica dell'anima.
Namasté.


giovedì 14 febbraio 2013

UOLCMEN: Playlist 7: Un addio con tanto Ammmmmore!

Questa è l'ultima playlist. L'argomento è l'amore (a tema con la festa di San Valentino) e non l'ho stilata da sola, ma con l'aiuto di amici e parenti che mi hanno consigliato qualche brano sull'argomento. Insomma, volevo chiudere la rubrica con un po' di dolcezza.
Ma non è così semplice come sembra, non c’è nessuna canzoncina scontata: ho infatti deciso di scegliere le canzoni che sono state in grado di descrivere meglio di ogni altra le emozioni che si provano durante i momenti più importanti di una storia d’amore (nascita, attrazione, conquista, amore incondizionato e fine). Insomma, tutti i gradi dell'amore espressi in musica e, come al solito, non c'è alcuna pretesa se non quella di lasciare che siano le note ad essere le vere protagoniste dello scritto. 
L'infatuazione è forse il più felice momento dell'amore, sia per l'intensità delle emozioni che per la spensieratezza con cui si affronta il tutto. Trovo che a per rappresentare meravigliosamente questo momento sia adattissima "Summer Nights" dall'OST di Grease: semplice, ben cantata e, soprattutto, leggera come un alito di vento. Ma dal momento che anche l'innamoramento non è immune da qualche intoppo, scelgo anche una canzone più profonda e riflessiva, ovvero "Have you ever seen the rain?" dei Creedence Clearwater Revival, gruppo che adoro e che fa una grande compagnia se si è assaliti da dubbi atroci. Ma quando ci sono sentimenti di mezzo i dubbi o gli impedimenti durano poco e anche l'orgoglio, acerrimo nemico dell'amore, non può ostacolare a lungo l'unione dei due protagonisti della nostra storia. Il momento della rivelazione e della scoperta è universalmente accompagnato da "Your hands are cold" dell'OST di Pride & Prejudice: cosa c'è, infatti, più romantico di Elizabeth e Darcy? Probabilmente niente!
Ora i sentimenti sono combattuti, da un lato non ci si vuole abbandonare troppo per paura di soffrire ma dall’altro si cerca di non mostrare troppo poco trasporto e, diciamo la verità, l'inizio di una storia è la fase più ridicola, quante pazzie si fanno in nome dell'ebbrezza che accompagna tale momento? Tutto questo è ottimamente riassunto dalla bellissima "Stranizza d'Amuri" di Franco Battiato. Durante questa fase, però, tra i due innamorati potrebbe apparire anche un atteggiamento possessivo, che ho voluto esprimere con "For You" dei My Dying Bride, canzone forse troppo triste per questo momento della storia, ma abbastanza indicata per esprimere l'inquietudine che porta l'incertezza.
Tra l'ossessività e il trasporto fisico trova spazio anche la leggerezza, espressa in "Better Togheter" di Jack Johnson: esile, chiaro e sereno.
Ma la relazione esige anche un certo coinvolgimento fisico, non trascurabile musicalmente parlando e (qui ho deciso di scherzare un po') ho pensato che fosse molto indicata "You can Leave Your Hat on" di Joe Cocker. Immediatamente il pensiero va alla scena clou di Nove Settimane e 1\2. Che la seduzione abbia inizio. Sulla stessa linea compare "Time of my Life" di Dirty Dancing, passionale e decisa, perché nessuno può mettere Baby in un angolo! L'amore tra i due è sempre più acceso, "My Wild Love" dei Doors è una litania volta alla consacrazione dell'incontro più intimo ormai compiuto. La storia vera e propria ha inizio e, come vuole la tradizione, è un mix di passione e coinvolgenti sentimenti. Quindi scelgo la disperazione di "Love Like Blood" dei Killing Joke, seguita dal romanticismo di "I can't Help Falling in Love (With You)" di Elvis, poi ancora "Amour" dei Rammstein e "Always" dei Bon Jovi ( negli anni '90 un inno alla sdolcinatezza, pur non immune dalla disgrazia, leggete il testo). Insomma, un susseguirsi di note che esprime cose tanto diverse quanto conciliabili. Prima della fine, o anche in assenza di essa, uno dei due deve per forza avere dei dubbi e ho sempre trovato che "If you leave me now" dei Chicago fosse un'ottima rappresentazione di questo. Ma questa storia, purtroppo, deve avere una fine, anzi più di una. Ho individuato qualche possibile finale, niente di direttamente collegato ai testi, ma più un feeling particolare con la musica. La colonna sonora della rottura per volere di uno dei due è "Free Bird" dei Lynyrd Skynyrd, desiderio di libertà e fine di un amore, ci sta. Inoltre mi è stato fatto giustamente notare che una storia alla fine non può prescindere da "Quattro stracci" del maestro Francesco Guccini, e non posso essere più d'accordo, il testo è abbastanza esplicito. Ma una storia non deve finire per forza a causa delle persone coinvolte, può succedere anche per motivi imprevedibili e allora beccatevi "Last Goodbye" dello sfortunato Jeff Buckley e "Where the wild roses grow" di Nick Cave feat. Kylie Minogue.

Suvvia, non affliggetevi, la fine non è necessaria. Se siete romantici potete tranquillamente fermarvi a Bon Jovi, se invece siete catastrofici, queste ultime due perle sono imperdibili.
Mi è costato arrivare fino a qui perché io sono romantica, perbacco, perciò torno indietro e ascolto in modalità repeat "Always".

Qui la playlist:



giovedì 31 gennaio 2013

ALTROVE: Cuzco y El Valle Sagrado de Los Incas (parte 2)

        Il profilo sulla roccia di fronte a Ollantaytambo
Arrivato a Ollantaytambo di ritorno da Machu Picchu, mi sono subito diretto dalla stazione al centro del paesino, ma prima di intrufolarmi nel reticolo di stradine che lo compongono ho deciso di visitare il sito archeologico che fronteggia l'abitato. Ollantaytambo è una delle 17 mete turistiche visitabili con il biglietto cumulativo chiamato “Boleto Turístico”, che per 130 soles (70 per i peruviani) permette di conoscere tutta la zona attorno a Cuzco nei minimi particolari. Arrivato alla biglietteria, però, erano finiti i biglietti, ma mi è stato permesso di entrare lo stesso (non avendo ancora visitato nessuna delle altre 16 mete, era ovvio che l'avrei dovuto comprare prima o poi). Anche a Ollantaytambo ho deciso di farmi accompagnare da una guida (anche qui in un gruppo di 5 persone), che mi ha condotto sulla faticosissima scalinata che conduce alla parte alta di questo che era una sorta di santuario costruito di fronte a un punto di riposo per gli eserciti dell'Inca. Il nome infatti deriva da Ollantay (nome proprio di un generale dell'imperatore Pachacutec) e Tambo (che significa, appunto, “luogo di riposo”). La leggenda narra che il generale Ollantay, grande combattente, si fosse innamorato della figlia dell'imperatore e l'avesse chiesta in moglie. Pachacutec, adirato per questa richiesta, anziché premiare il suo generale lo castigò. Tuttavia, il figlio di Pachacutec, l'Inca Yupanqui, cercò di rimediare a questa decisione del padre ordinando di costruire la cittadella in onore di Ollantay. Il sito archeologico è famoso soprattutto per il tempio dedicato al Sole, divinità principale per i Runa (letteralmente “uomini”, come si autodefiniva il popolo quechua) costituito da massi enormi trasportati da circa 7 km di distanza e mai portato a termine, e per un più piccolo tempio dedicato al culto dell'acqua. Interessantissimo è poi un antico magazzino di viveri che si trova sul versante montuoso situato di fronte al santuario: la sua originalità è data dal fatto che le rocce e la costruzione artificiale assumono la forma di un vecchio che porta sulle spalle una sorta di zaino. C'è chi dice che la montagna sia stata scolpita e chi invece sostiene che non vi sia stata apportata la mano dell'uomo, fatto sta che è facilmente riconoscibile un profilo umano.

                      Le mura tipiche nel centro di Cusco
Oltre al sito archeologico è assolutamente da vedere il piccolo paesino, che conserva ancora diversi edifici che uniscono stili architettonici dell'epoca incaica e della colonia: è infatti molto comune trovarsi di fronte a delle costruzioni costituite, nella parte bassa, da grossi blocchi di pietra (architettura incaica), mentre la parte alta è fatta di mattoni di terra e paglia intonacati (risalenti all'epoca coloniale e moderna).
Calato ormai il buio, ho dovuto aspettare per qualche ora la partenza di un taxi collettivo (che viaggiano solo a pieno carico) diretto a Cusco; per ingannare il tempo ho deciso di mangiare qualcosa: lo spuntino tipico e a poco prezzo delle Ande è il choclo con queso, ossia una pannocchia di mais bollito con un bel pezzo di formaggio. Ottimo, nutritivo ed economico.
Arrivato a Cusco dopo circa un'ora e mezzo di viaggio, ho dovuto cercare un ostello in cui sistemarmi; nonostante fosse ormai notte non ho faticato granché: Cusco è senz'altro la città turistica più importante del Paese e dunque abbondano alberghi e ostelli di ogni categoria; dopo aver scartato due o tre posti che non mi potevo permettere, mi sono allontanato un po' dalla Plaza de Armas, fino a che non ho trovato un posticino tranquillo ed economico.
L'indomani ho iniziato a visitare la città, iniziando dal Qorikancha, l'antico tempio dedicato alle divinità celesti, il centro della vita sociale e religiosa dell'impero incaico, nonché della città. Infatti, prima dell'arrivo degli spagnoli, Cusco aveva la forma di un puma, e il Qorikancha si trovava all'altezza del ventre del felino. Il suo nome significa letteralmente “cortile d'oro”, e pare che questo tempio fosse in gran parte coperto da giganti lastre del metallo più prezioso, che per il popolo quechua aveva valore solo in quanto ricordava loro il Sole, la maggiore fra le divinità. Questo oro venne fuso e versato come riscatto per la vita dell'ultimo inca, Atahualpa, sequestrato dagli uomini di Pizarro a Cajamarca. Per rimetterlo in libertà il popolo doveva riempire delle stanze enormi di oro e di argento. Inutile dire che i conquistadores non mantennero la parola e, nonostante il riscatto, fecero fuori l'ultimo imperatore.

                  Le maglie di Kenemèri viaggiano orgogliosamente
Tornando al Koriqancha, gli spagnoli, invece di distruggere quello che era un punto di culto fondamentale della città, decisero di trasformarlo e sostituire il culto pagano con quello cristiano, costruendovi sopra il convento di Santo Domingo.
Questo sito, essendo appunto un luogo di culto, non rientra nel “Boleto Turístico”, come del resto le altre chiese e come la Cattedrale, una delle due chiese situate nella centralissima Plaza de Armas (l'altra è la chiesa dei gesuiti), il cui biglietto d'ingresso costa 15 soles (compresa l'audioguida in varie lingue), ma che vale veramente la pena visitare.
Uscito dalla cattedrale è veramente imperdibile una passeggiata nel quartiere di San Blas, che si snoda su strette salitine nelle quali abbondano i laboratori di artigiani che creano oggetti unici e bellissimi (manufatti in lana, pietra, legno ecc.) a prezzi accessibili. In questa parte della città ho potuto ammirare la famosa “pietra dai 12 angoli”, che sintetizza la maniera di costruire edifici incaica, con l'incastro millimetrico di pietre (anche enormi) levigate ad arte per poter combaciare l'una con l'altra. A San Blas merita poi una visita il Museo della Coca, che spiega i vari usi rituali e sociali di questa pianta importantissima per la popolazione andina e nel cui negozietto si possono acquistare caramelle, dolci, cioccolati aromatizzati alla coca nonché “mate”, il tipico the andino, utilissimo per combattere stanchezza e il “soroche”, il mal d'altitudine, e altri vari prodotti creati utilizzando questa pianta, che nel mondo occidentale è conosciuta essenzialmente per lo stupefacente che se ne può ricavare attraverso vari processi di lavorazione.
Grazie al Boleto Turístico, si possono poi visitare alcuni dei musei della città come il Museo d'arte contemporanea, la casa dello scrittore Garcilaso de la Vega el Inca o, il più interessante, il museo d'Arte popolare. Per conoscere poi qualcosa in più sulla storia della città si può visitare il monumento all'Inca Pachacutec, che si trova non lontano dalla stazione degli autobus. Ma senz'altro ciò che più attira è girare per le viuzze dei quartieri storici, visitare i vari mercati popolari e conoscere le facce, il modo di vivere e la cucina tipica dei cusqueños. Sono tante infatti le specialità gastronomiche, le migliori, a mio avviso (abbiano pazienza vegetariani e vegani), quelle a base degli ottimi animali delle Ande. A partire dal Rocoto relleno (ossia un peperone moooolto piccante ripieno di carne macinata, arachidi e altre bontà), passando per la carne di alpaca (saporitissima) e arrivando al cuy (il porcellino d'india) al forno o fritto. Una delizia, che però spesso si trova a prezzi spenna-turisti (basta girare un po', tuttavia, e si trovano dei ristoranti magari poco chic ma nei quali si mangia ottimamente e a prezzi accessibili). Ovviamente, anche i non carnivori hanno però di che godere, con patate e mais di così tante varietà che in Italia possiamo solo sognarci o con cereali di vario tipo che si utilizzano per zuppe ottime e nutritive. Tra le bevande le scelte sono due: birra “cusqueña” oppure “chicha”, una bevanda ottenuta dal mais che viene poi fatta fermentare, che si beve normalmente in delle locande che si chiamano appunto “chicherías”.
Un piacevole diversivo prima di cena è senz'altro lo spettacolo di musica e danze tradizionali che ogni giorno viene realizzato al “Centro Qosqo de arte nativo”, che dura circa un'oretta e che si può vedere con il biglietto cumulativo.
 
La forma di puma di Cuzco e le 4 parti dell'impero Inca
La zona intorno alla città è la cosiddetta “Valle sacra degli Incas”, una zona ricca di testimonianze lasciateci dalla popolazione autoctona e costruite prima dell'arrivo degli spagnoli lungo la valle del fiume Urubamba. La mia intenzione era quella di visitare i principali siti in maniera completamente autonoma, spostandomi con taxi collettivi e autobus. Tuttavia, avendo scoperto che la padrona dell'ostello in cui passavo la notte faceva anche la tour-operator, mi son fatto convincere a fare delle escursioni di gruppo con autobus e guida; in effetti, facendo due conti, fra spostamenti e costo della guida in ogni singolo sito, sarebbe risultato molto più costoso fare tutto per conto mio.
Così il giorno dopo sono partito per il tour del “Valle Sagrado” (prezzo totale 35 soles); la prima meta è stata il paesino di Pisac, animata da un gigantesco mercato di prodotti vari: dai gioielli fatti con argento e pietre colorate, fino ai prodotti alimentari e agli immancabili oggetti d'artigianato. A qualche chilometro dall'attuale paese, c'è l'antica Pisac, una vera e propria cittadina che si arrampica sulla cordigliera a un'altezza di quasi 3000 m.s.l.m.. Da Pisac il tour continua verso Ollantaytambo (con una pausa pranzo nel paesino di Urubamba) che ho così potuto visitare per la seconda volta, ascoltando la spiegazione di un'altra guida. Da lì si torna poi verso Cusco, ma facendo prima un'interessantissima sosta nel paesino di Chinchero, nel quale si può visitare la stupenda chiesetta ricchissima di decorazioni (purtroppo, viste le condizioni non eccelse, non si possono fare foto all'interno, ma è veramente sorprendente). A Chinchero, inoltre, il tour prevede una sosta presso un laboratorio tessile artigiano gestito dalle donne di una famiglia numerosissima, che si dedicano a filare, tingere, tessere e realizzare stupendi maglioni, sciarpe, guanti e oggetti vari in lana di alpaca. Dopo aver offerto ai turisti un mate de coca che serve a stemperare il freddo andino, le signore effettuano una dimostrazione di tintura delle fibre, tintura che avviene utilizzando sempre colori naturali (estratti da piante, insetti e altri elementi della natura).
                       Le piccole pietre di Saqsaywamán
Il giorno successivo, dopo aver girato ancora senza una meta precisa fra mercati, mercatini e gli angoli più nascosti di Cusco, ho poi effettuato un secondo tour organizzato: stavolta le mete erano più vicine alla città, ma altrettanto interessanti. La prima tappa era l'avamposto fortificato di Saqsaywamán, a circa due km dalla città, una sorta di forte costruito a protezione di Cusco e che venne parzialmente distrutto dopo l'arrivo degli spagnoli, che usarono molte delle pietre che lo costituivano per la costruzione di edifici cittadini, fra cui la cattedrale. Dopodiché ho potuto visitare il sito di Tambomachay, che era una sorta di ostello per il riposo dell'imperatore e in cui c'è una serie di sorgenti d'acqua collegate con un modernissimo sistema idraulico; poi ancora l'avamposto di controllo chiamato Puka Pukara, e infine il sito di Qenqo, una sorta di santuario sotterraneo in cui si svolgevano cerimonie religiose e probabilmente operazioni mediche.
                                     Alpaca al pascolo
Per mancanza di tempo, non ho potuto visitare altri due siti: quello di Tipón e quello di Moray, che oltre ad essere una sorta di vivaio per la coltivazione di vari prodotti agricoli, era una sorta di polo scientifico carico di energie legate alla Pacha Mama.
Infatti il giorno dopo, a metà mattina ho intrapreso il viaggio di ritorno...altre lunghissime 24 ore di autobus in direzione Lima. Cusco è però un posto nel quale un giorno o l'altro tornerò, ne sono più che sicuro. La sua magia è tale che c'è bisogno di più di una visita per poterne apprezzare al meglio l'essenza. Chi mi accompagna?