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giovedì 17 gennaio 2013

24EFFEPIESSE: Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello)


"Ah guarda, un film di Jim Carrey e Kate Winslet...se mi lasci ti cancello, sembra un film simpatico, perché non ce lo guardiamo, giusto per trascorrere un pomeriggio in allegria"
ahahahah...ora che ci ripenso...povera ingenua!

Attenzione [SPOILER] 


"Eternal sunshine of the spotless mind"(verso di una poesia di Alexander Pope), in italiano si è trasformato in "Se mi lasci ti cancello". Titolo che, in effetti, spiega in pochissime parole il contenuto del film, ma che sicuramente disorienta il pubblico dal reale significato della trama.
Ancora non riesco a capacitarmi di questa scelta, probabilmente dettata da motivi di marketing per attirare il pubblico di Jim Carrey, il quale, abituato a vederlo in commedie brillanti, non l'avrebbe sicuramente abbandonato in questa sua ulteriore performance.
Ma qui siamo ben lontani dalla commedia, ma soprattutto dal Jim Carrey di “Una settimana da Dio”. Siamo di fronte a un film drammatico, intenso, introspettivo e psicologico.
Fondamentalmente è una storia d'amore tra Joel (Jim Carrey) e Clementine (una bravissima Kate Winslet).
La pellicola inizia come la classica storia tra due fidanzati: incontro casuale, uscite sempre più frequenti, l'innamoramento, i litigi e la separazione; si seguono tutte le fasi, come da manuale.
Ma in questa società, si ha la possibilità di dimenticare tutto. Una ditta (Lacuna) offre la possibilità di cancellare determinati ricordi, specialmente quelli delle storie d'amore passate. In neanche 24 ore, i dolori allo stomaco, al cuore, la sofferenza della fine di un amore, cessano immediatamente, eliminando definitivamente quella persona dalla tua memoria.

Questo è ciò che fa Clementine, ragazza allegra, impulsiva, forse troppo insicura.
Quando Joel, per puro caso, scopre di "essere stato eliminato", in preda alla disperazione di essere ormai uno sconosciuto per lei, decide di fare altrettanto.
Inizia la cancellazione. Per fare questo Joel deve ricordare tutta la sua storia con Clementine, dalla sua nascita. E andando avanti si rende conto di non volerlo fare! Lui vuole tenersi tutti quei ricordi, quelle lunghe passeggiate sul lago ghiacciato, i discorsi senza capo né coda, le litigate continue; vuole che il ricordo di Clementine rimanga per sempre con lui. Ma è troppo tardi. Lui è sedato, incosciente, mentre gli scienziati smanettano col suo cervello; Joel vede pian piano svanire tutto, e in preda alla disperazione cerca di manipolare il suo subconscio, tentando di nascondersi tra i suoi ricordi, per salvare quello che ancora può di Clementine.
Cancellare dalla mente qualcuno che hai intensamente amato, è possibile, ma cancellarla dal cuore è pressoché impossibile.
Quando ami intensamente, devotamente, e questo amore va a disintegrarsi facendoti soffrire talmente tanto da farti piegare dal dolore, da farti sentire anche stupido, cerchi in tutti i modi di riaggrapparti a tutti i tuoi ricordi, belli e brutti che siano. Ma sono questi i sentimenti che ci rendono vivi.

"The eternal sunshine.." (mi prendo la libertà di abbreviare il titolo originale, ma il titolo italiano non lo dirò MAI PIÙ!) cerca di entrare nella complessa psicologia di questo particolare momento della vita, attraverso il linguaggio del sogno e del ricordo. Per questo motivo, a molti, potrà sembrare un film un po' troppo contorto, che sicuramente deve essere guardato con attenzione. Ma grazie all'ingegno dello sceneggiatore Charlie Kaufman (Essere John Malkovic; Il ladro di orchidee, Confessioni di una mente pericolosa), la trama risulta abbastanza scorrevole (ma l'attenzione deve essere sempre alta!) e emotivamente coinvolgente; e la regia di Michel Gondry (regista di videoclip dei Radiohead, Bjork, Chemical Brothers) riesce nella difficilissima impresa di riprodurre questi sogni e ricordi con degli effetti speciali poco ingombranti, senza mai cadere nello sfarzo hollywoodiano.
Un film dalla grande intensità emotiva, che entra in maniera violenta dentro di noi. Per questo motivo, ritengo che sia necessario essere più o meno preparati a ciò che si sta andando incontro, e la scelta di tradurre il suo originale titolo in questo modo, avrà sì attirato un pubblico che magari non l'avrebbe neanche considerato, ma allo stesso tempo ha permesso che quest'opera non venisse degnamente apprezzata.