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venerdì 12 giugno 2015

StreetBasketKnemèri 2015

Ecco a voi la locandina, e i link per scaricare regolamento e modulo di iscrizione!

mercoledì 26 marzo 2014

24EFFEPIESSE: “Beh, come vi è sembrato?”

Sono certa che questa sia la domanda che meglio incarna questa rubrica. Infatti qui ci occuperemo di mettere per iscritto le primissime impressioni dopo la visione di un film al cinema, attraverso un breve (e anche un po' stupido) racconto. Cercheremo ovviamente di non “spoilerare” niente!



RECENSIONE “SMETTO QUANDO VOGLIO”

Ore 19:15, con ben 15 minuti di ritardo ci mettiamo in marcia per arrivare allo spettacolo delle 20:00. Arriviamo giusto in tempo, facciamo il biglietto, bagno e poi entriamo nella buia sala. Ci sediamo nelle inaspettatamente comode poltroncine e iniziano gli infiniti e lunghissimi trailer. Come dei buzzurri, ridiamo e commentiamo sguaiatamente le anticipazioni dei film; per alcuni non si può proprio farne a meno, soprattutto quando vedi Colin Farrell con le sue sopracciglia sempre incurvate intento a storpiare una storia d’amore improbabile e (immagino) inguardabile. Altri commenti arrivano quando vediamo ben due trailer che hanno come protagonista Aaron Paul (Jesse di Breaking Bad) e non possiamo non notare (sempre in maniera poco delicata) la qualità dei film che ha scelto di interpretare, mah!
Comunque, dopo questa lunghissima attesa, che quasi ci fa dimenticare il motivo per cui siamo là, inizia il film. E cala il silenzio. Trascorrono i primi 40 minuti, e a un tratto il film s’interrompe e si accendono le luci: 5 minuti di pausa. Ma davvero?! In un film di un’ora e quaranta mi metti i 5 minuti di pausa? Non c’era stata tutta questa clemenza per il signore degli anelli! In ogni caso, la pausa viene sfruttata al meglio chi va a fumare una sigaretta flash, chi va in bagno, e chi rimane accoccolato nelle poltroncine. La pausa termina, e inizia la seconda parte del film. Un'oretta e the end.

Usciamo dalla sala e c’incamminiamo verso la macchina. Durante questa passeggiata si parla di tutto, tranne che del film appena visto, quasi a voler rimandare un argomento che, sappiamo bene, sarà il protagonista assoluto del viaggio in macchina e oltre . E infatti appena entriamo in macchina, un impavido fa la fatidica domanda: “Beh come vi è sembrato?”
Dopo un breve istante per rimettere insieme i pensieri, inizia la nostra recensione a caldo.
Ora, per comodità identificherò le persone che commentano con un personaggio dei Simpson:
La gattara scioglie il ghiaccio: “Carino, non mi aspettavo niente di più e niente di meno. Non è un capolavoro, una leggera commedia italiana. Anche se, probabilmente, non è un film da cinema, soprattutto per una come me che al cinema, purtroppo, ci può andare raramente. Però mi ha strappato qualche sorriso, ma è più un film da divano di casa che da cinema, sinceramente”.

Gengive sanguinanti: “Sì dai, alla fine era molto carino, uno sviluppo della storia sicuramente al di sopra delle righe. Viene trattato un tema molto attuale, quello del ricercatore universitario che...diciamo, non se la passa benissimo. Però cade molto spesso nello stereotipo: anche i personaggi sembrano un po’ delle macchiette. Inoltre anche i dialoghi sembravano poco sviluppati, soprattutto quelli tra la banda, non sembrava ci fosse una sintonia, nonostante fossero appunto una
banda, dai dialoghi non trapelava nessun tipo di legame. Però, tutto sommato, mi è piaciuto, un film davvero piacevole”.

Duff Man: “Mah, io forse mi aspettavo un po' di più , soprattutto dopo aver visto il trailer. Mi è sembrata una puntata di The Pills dilatata, quindi anche poco coinvolgente. Anche secondo me la caratterizzazione dei personaggi risultava essere un po’ troppo stereotipata, i due latinisti…mamma mia li ho trovati a dir poco irritanti.”

Gengive sanguinanti: “Verissimo! L'unico personaggio che usciva un po' dalla macchietta è il chimico robusto, che almeno si è evoluto durante il film, gli altri così erano e così sono rimasti durante tutto il film, non c'è stato alcun tipo di crescita.”

Otto Disk: “Sì, sono d’accordo, molto carino, anche io come Duff Man sono rimasto forse troppo affascinato dal trailer che mi ha un po’ sfasato le aspettative: è montato davvero molto bene, dinamico, incalzante, e questo nel film un po’ manca. Inoltre mi è sembrato che le scene più carine siano state proprio quelle messe nel trailer. E poi, Valeria Solarino, bona quanto vuoi, ma la recitazione mi ha fatto davvero pena ”.
Duffman: “Dai, però sono contento di essere andato al cinema a vederlo, è giusto appoggiare questa nuova realtà del cinema italiano, con attori giovani e talentuosi.”

Gattara: “Quello sì, almeno si sta cercando di andare oltre ai film “comici” dei Vanzina, mamma mia. Ma sono l'unica a cui non è piaciuto neanche l'economista? Libero De Rienzo? Non so...io l'ho trovato un po' troppo caricato (anche se effettivamente lo erano un po' tutti).”

Duff Man: “A me è piaciuto! Anzi, forse uno dei più forti!”

Gengive sanguinanti: “Anche a me è piaciuto!”

Otto Disk: “Anche a me!”

Gattara: “Vabbè...come non detto, però non capite niente!”

Senza neanche rendercene conto, siamo arrivati a casa, e ad aspettarci c'erano gli altri amici che non sono potuti venire con noi, e la prima domanda, indovinate qual è stata? “Beh, come vi è sembrato?”
E via, nuovo giro nuova corsa!

Il trailer:



mercoledì 12 marzo 2014

Previously on presenta: IL QUIZ #1

La rubrica Previously on è lieta di presentarvi il primo Quiz by Kenemèri dedicato alle serie tv.
Che serie tv poliziesca sei?
Le serie tv poliziesche si rinnovano di continuo. La lotta tra il bene e il male caratterizzata da due schieramenti opposti è sempre rappresentata nelle serie tv. Vediamo dove vi collocate con questo test!
La tua formazione, il tuo carattere, il tuo modo di reagire ad innumerevoli situazioni connotano inevitabilmente l'appartenenza specifica ad una determinata Serie Tv poliziesca. Ahn, ovviamente Chips non sarà fra i risultati, nessuno può essere Poncharello! CLICCA PER ANDARE AL TEST
clicca sull'immagine per effettuare il test oppure clicca qui!




sabato 8 marzo 2014

UOLCMEN: Playlist #10: Coriandoli, stelle filanti e accette!

Il Carnevale di Arlecchino di Joan Mirò
Il blog è tornato, e con lui anche le Playlist, siamo arrivati a quota 10, un grande traguardo che festeggiamo a suon di musica carnevalesca. Questa nuova playlist è divisa in due parti: una con le canzoni a tema e l'altra con le solite canzoni random di cui vedo solo io il collegamento col tema principale. La parte a tema è costruita interamente sulla colonna sonora del "carnevale sangavinese", che non è solo un evento mondano, è parte integrante della nostra vita. Non solo noi che siamo nati e cresciuti a San Gavino Monreale (anche se ho il sospetto che la musica dei carri sia più o meno la stessa in tutta Italia) ma anche molte persone del Medio Campidano, abbiamo un legame fortissimo con certe canzoni che vengono sputate fuori a rotazione dai carri allegorici.
Parte1. Abbiamo una carrellata di 5 canzoni tipiche del carnevale, che un po' ci potranno rendere nostalgici. Santa Esmeralda con "Don't let me be Misunderstood" ha fatto sicuramente da colonna sonora alle prime sfranellate, alle prime sbronze apocalittiche e ai balli sfrenati in puro stile disco anni '70. Imprescindibile. Una canzone un po' più specifica è "Cannabis" degli Ska-P, che nel nostro carnevale è una costante più fissa del pi-greco, che si lega in maniera imprescindibile all'inno scozzese. Insomma, i miei compaesani avranno capito che mi riferisco a qualcosa in particolare, per tutti gli altri invece le consiglio come carica prima delle sfilate o delle feste. Funzionano. La tranche finale della prima parte è parecchio scontata ma indispensabile. Se volete davvero divertirvi alle feste, non potete non ballare "Meu Amigo Charlie Brown", "Cacao Meravigliao" e "La Bamba". Il carnevale ha una colonna sonora tipica, fissa, che aspetta ogni anno di essere tirata fuori dal cassetto e vestita a festa, per essere protagonista della catarsi collettiva.


foto da sangavinomonreale.net

Parte 2. Ora la mia parte preferita, quella che non ha niente a che vedere col carnevale tradizionale, quella un po' tirata su a forza, quella che è solo una scusa per parlare di gruppi che mi piacciono. Questa parte di Playlist ha un ruolo purificatore nella mia vita. Mi spiego meglio. Ho sempre partecipato al Carnevale, sempre, ma odio la musica che viene diffusa per questa festa, per cui ogni anno durante la vestizione mi sparo una colonna sonora che mi tenga purificata prima di immergermi nel mainstream e di sentirmi addirittura parte di esso. Anche qui ho scelto cinque canzoni rappresentative. La prima è l'unica "a tema" che ascolto, ma solo per il titolo "Carnival Bizarre" dei Cathedral, alfieri del Doom vecchia scuola, un po' di lentezza prima della bolgia infernale. Proseguo con due canzoni che di carnevalesco\circense hanno la struttura un po' particolare, sono "Carousel" dei Mr. Bungle e "The Chaos Path" degli Arcturus, diversissimi tra loro ma entrambi intricati e galvanizzanti. Voglio chiudere col Carnevale visivo di due gruppi, emule il primo e originale il secondo, che fanno della maschera la proprio prerogativa: Lordi e Gwar. Premettendo che gli alfieri sono i Gwar, c'è da dire che Lordi hanno imparato bene la lezione rendeno la proposta più leggera e ammiccante. Ho scelto "Hard Rock Hallelujah" per Lordi e la cover (spettacolare) di "Carry on Waywardson" dei Kansas eseguita magistralmente dai Gwar. Bene, ora siete pronti per le ultime sfilate di quest'anno. Buon divertimento.





martedì 4 marzo 2014

BABELE: Il Carnevale di Mamoiada- Le figure dei Mamuthones e degli Issocadores

Un altro fra i carnevali più affascinanti della Sardegna è sicuramente il carnevale di Mamoiada, con le bellissime figure dei Mamuthones e degli Issocadores. Molti sono i visitatori e i turisti che ogni anno si riversano nel paese per seguire le figure mitiche di questo carnevale.

LA RAPPRESENTAZIONE.
I Mamuthones e gli Issocadores sono figure protagoniste della domenica e del martedì di carnevale.
Essi giungono all’improvviso, interrompendo i balli e la festa che si sta svolgendo nel paese. Immediatamente l'atmosfera si fa più cupa e solenne, stridendo con la gioia e il clima che si stava vivendo precedentemente. I Mamuthones sono dodici, disposti su due file parallele mentre gli Issocadores sono disposti all’esterno delle file nell’atto di proteggere i loro “prigionieri”. I movimenti dei due gruppi sono molto in sintonia tra loro: i primi si muovono quasi a saltelli, muovendo contemporaneamente le spalle ora verso destra ora verso sinistra al fine di far suonare contemporaneamente i campanacci. Ogni tanto capita che ad un gesto degli Issocadores essi facciano tre rapidi salti seguiti da tre secche scampanellate.
Gli Issocadores, invece, sono molto più agili e liberi nei movimenti. Ogni tanto capita che lancino la soha per acchiappare qualcuno del pubblico, spesso di sesso femminile, al fine di mostrare la propria abilità. Gli Issocadores possono parlare e colloquiare con il pubblico, mentre i Mamuthones sono costretti a stare in silenzio per tutta la durata della manifestazione.

L’ORIGINE DEI NOMI
I due nomi hanno origine antica e spesso controversa e di difficile comprensione. Tra le principali ipotesi vi è quella per cui il nome Mamuthones derivi dal modo in cui i sardi micenei chiamavano i fenici, cioè Melaneimones, che sta a significare “Facce nere”, da cui provengono i termini Maimoni e Mamuthones, che stanno a significare “demonio” e “Maschera Nera”. Un’altra ipotesi fa derivare il termine da maimatto, ossia il “tempestoso”, colui che fa esplodere la tempesta, un epiteto dato alla divinità sotterranea identificata con Dionisio, che ogni anno moriva e rinasceva in primavera con la fioritura dei campi.
Il termine Issocadores, invece, in sardo sta a significare letteralmente “colui che prende la fune”, cioè colui che ha in mano una fune, detta soha.

IL MODO DI VESTIRE
È interessante analizzare il modo di vestire dei due protagonisti del carnevale di Mamoiada. Il vestito dei Mamuthones comprende su Belludu, l’abito in velluto scuro; sas peddes, una casacca di pelle ovina oscura caratteristica dei pastori sardi; sos piuncos, grosse calze di cotone e lana; sos hònsizos, scarpe conciate in pelle; sa visera, una maschera nera antropomorfa; su bonette, il berretto sardo e su mucadore, fazzoletto di colore scuro del vestiario femminile. Infine, sul dorso sono posti i campanacci e i sonagli, il cui peso è di 22-25 chili, la dotazione sonora dei Mamuthones chiamata su ferru.
Gli Issocadores, invece, hanno con loro la berritta di colore nero, tenuta in testa da un mucadore il cui colore è assolutamente variopinto; la hammisa, una camicia dello stesso colore del costume; su currittu, il corpetto rosso del costume tradizionale; sos carzones de tela, pantaloni di tela bianca larghissimi, s’issalletto, uno scialle in seta di raso caratterizzato da una grande policromia di colori. Infine ovviamente vi è la soha, particolare lunga fune in giunco.

COSA RAPPRESENTANO LE DUE FIGURE
Ma cosa rappresentano queste due figure? È in particolare lo studioso Raffaello Marchi che prova a offrire alcune supposizioni sulle loro origini e su quelle di questo spettacolo carnevalesco. La più importante trae origine da un evento bellico, sicuramente “emblematico- scrive lo storico- nella lunga storia di dominazioni straniere e di assalti barbareschi in Sardegna”1. In particolare lo storico ritiene che l’origine dell’evento possa risalire a una delle poche vittorie ottenute dai sardi contro i pirati saraceni, “Los Moros” come venivano chiamati, nei primi decenni del IX secolo, quando riuscirono a catturarne un grandissimo numero, tra cui quattro fra i capi o ufficiali maggiori2. È molto probabile che questi ultimi, dopo essere stati catturati nel luogo del loro sbarco, fossero poi stati accompagnati a Mamoiada da pastori che utilizzavano, per tenerli fermi, il laccio pastorale. Sempre secondo il Marchi, è possibile pensare che i prigionieri venissero poi spogliati e rivestiti con la Mastruca sarda, e su questa venissero posti i campanacci che indicavano l’assoggettamento; i sardi utilizzavano invece le effigi dei vinti conservando la soca come emblema della vittoria. Ritornando al carnevale di Mamoiada, la simbologia descrive dunque i Mamuthones come i vinti musulmani e gli Issocadores come i vincitori sardi.
Ma sono altre le ipotesi fatte dallo studioso, tra queste la più interessante fa risalire l’origine a una di quelle «processioni rituali che i sardi della civiltà nuragica dovevano fare molto spesso in onore dei loro piccoli numi agricoli e pastorali. In un caso e nell’altro possiamo immaginare, al posto dei Mamuthones, una torma di buoi veri tutti rimbelliti, inghirlandati e come vestiti a festa che vanno in processione guidati da mandriani Issocadores»3.
Un carnevale molto affascinante, dunque, sicuramente da vedere per poter ammirare le due figure all’opera.

Foto di P. Volta, S. Monchi, R. Ballore, P. Cugusi, tratte da “Il carnevale di Mamoiada”, di Paolo Pillonca

BIBLIOGRAFIA:
  • Raffaele Marchi, “Le maschere barbaricine”, articolo pubblicato sulla rivista Il ponte nel 1951
  • Paolo Pillonca, Il carnevale di Mamoiada
  • Caterina Vitzisai, Il carnevale di Mamoiada


1
Raffaele Marchi, “Le maschere barbaricine”, articolo pubblicato sulla rivista Il ponte nel 1951
2
Alcuni altri storici ci dicono che da questa vittoria ebbe origine anche la famosa bandiera sarda con i quattro mori che hanno le bende agli occhi
3
R. Marchi, Op. cit.

venerdì 28 febbraio 2014

BABELE: Tradizioni popolari. La Sartiglia.

Iniziamo questa nuova rubrica legata al blog con la storia e la descrizione di una delle tradizioni più importanti e sentite in Sardegna, particolarmente a Oristano: il Carnevale della Sartiglia.

La Sartiglia è una corsa all’anello di origine medievale che si svolge tra la domenica e il martedì di Carnevale. Il nome prende origine dal castigliano Sartija che, a sua volta, ha origine dal latino Sarticola, anello, diminutivo di sors, fortuna. Come il nome lascia intendere, attraverso tale festa gli antichi intendevano garantirsi la fertilità della terra e l’abbondanza della terra.
I primi documenti che ci parlano dell’evento risalgono al quattrocento, quando il territorio sardo era sotto la dominazione catalana e Oristano venne nominata Città Regia (1478). Tra le prerogative di una città Regia vi era quella di poter costituire i Gremi, corporazioni di mestiere regolamentate secondo le regole delle corporazioni barcellonesi. A Oristano i Gremi sopravvissuti sono quello dei Contadini, sotto la protezione di San Giovanni Battista, che organizza la Sartiglia della domenica, e quello dei Falegnami, sotto la protezione di San Giuseppe, che invece si occupa della giornata di martedì.
Il nome “Gremio” deriva dal fatto che l’associazione fosse posta sotto la protezione di uno o più santi, ovvero “in grembo”.
La figura principale della Sartiglia è su Componidori. Esso rappresenta per tutti un simbolo di purezza e fertilità. Is Componidoris sono in realtà due: uno che rappresenta il Gremio dei Contadini la domenica, e uno per il Gremio dei Falegnami il martedì. Si stabilisce chi dovrà interpretare la figura de Su Componidori durante la giornata de la Candelora, il due febbraio, in cui vi è la consegna, da parte dei cavalieri, di un cero luminoso ai prescelti.
Il momento più solenne è sicuramente quello della Vestizione, che avviene nella mattinata della corsa. La persona che dovrà assolvere il ruolo de Su Componidori si presenta nella sala dove avverrà la Vestizione e successivamente sale sopra un tavolo posto al centro della sala, sa Mesita, accompagnato dal suono delle Launeddas.

Sono le Massaieddas, giovani ragazze vestite con l’antico costume tradizionale oristanese, insieme a sa Massaia Manna, donna più esperta che le guida, a mettere gli abiti a su Componidori. “I vestiti sono composti da dei pantaloni di pelle, una candida camicia e un coietto, una giacca di pelle che si allunga come un gonnellino davanti, simile al tipico abito da lavoro degli artigiani, un capo di velo ricamato in testa unitamente ad un cilindro e infine la maschera”1. Il colore e la forma della maschera segnano la differenza principale tra su Componidori del Gremio dei Contadini e quello dei Falegnami. Infatti, il primo indossa una maschera color terra mentre il secondo indossa una maschera color cera. Al termine della Vestizione, su Componidori dovrà salire a cavallo, senza però toccare il suolo, al fine di conservare la necessaria purezza; per far ciò, un artiere accompagnerà il cavallo sino al tavolo dove è avvenuta la vestizione del cavaliere.
Successivamente su Componidori sarà colui che guiderà la corsa: a lui toccherà il ruolo di benedire tutti con sa pippia de maiu, un doppio mazzo di viole mammole e poi, dopo aver aperto ufficialmente la corsa con un triplice incrocio di spade con il suo Secondo, proverà per primo a cogliere la stella, scegliendo successivamente chi dovrà sfidare la sorte.
La manifestazione si conclude con la Svestizione: nuovamente facendo attenzione a non mettere i piedi per terra, su Componidori sale sopra sa Mesita. Al contrario della Vestizione, che è un rito molto intimo, la Svestizione è invece aperto a molte persone.
Le due manifestazioni principali della Sartiglia sono la corsa alla Stella e la Pariglia. La prima consiste nella prova, da parte di tutti i 120 cavalieri partecipanti, di infilzare una stella a otto punte appesa a un nastro di raso verde al termine di un percorso che i cavalieri devono compiere, partendo da Via Duomo sino al piazzale antistante la chiesa di San Mauro, superando la chiesa di Sant’Antonio e la chiesetta dello Spirito Santo.
La seconda manifestazione è invece lo spettacolare numero delle pariglie. In questo caso, i cavalieri uscendo al galoppo dal portico che si apre all’inizio di Via Mazzini, si esibiscono in acrobazie spettacolari in groppa ai propri destrieri. È in questo momento che si mettono maggiormente in luce il coraggio, la destrezza, l’affiatamento con i propri compagni e con il proprio cavallo. Una giuria valuta le esibizioni proposte e concede la possibilità di partecipare all’edizione successiva della Sartiglia. Inizialmente le corse a pariglia non facevano parte della Giostra ma furono introdotte quando iniziò a partecipare alla festa anche la popolazione non nobile della città. Emblematico, a questo proposito, anche il fatto che si corra su un percorso situato all’esterno delle mura giudicali, un tempo acquitrinoso, e quindi più popolare.

Dopo le cerimonie ufficiali della Sartiglia, inizia il momento più divertente, quello del Banchetto, in cui le persone si ritrovano nelle stalle a bere e a festeggiare il carnevale.

(fonte: http://www.sartiglia.info/la-sartiglia/i-protagonisti/su-componidori )


 

martedì 25 febbraio 2014

Previously on #15: Shameless

Mi allontano un po' dai generi finora trattati su previously on, per parlarvi di una serie che potrebbe rientrare nel genere comedy, anche se abbastanza amara: Shameless.
Basata sull'omonima serie britannica del 2004, è stata riadattata nel 2011 per il pubblico americano e trasmessa dal canale via cavo Showtime.
La serie si sviluppa interamente intorno alla particolarissima famiglia Gallagher, una famiglia assolutamente disastrata che vive di espedienti per poter andare avanti, anche perché il padre di famiglia, Frank (interpretato da William H. Macy) non ce la può fare: costantemente ubriaco, disoccupato, riesce a mantenersi soltanto attraverso una finta pensione d'invalidità, e quello che riesce a recuperare lo utilizza per un'altra bevuta al bar. Il resto della famiglia è mantenuta dalla figlia maggiore, Fiona, che in un modo o nell'altro riesce a sostenere i fratelli, sia economicamente che moralmente.
Le storie dei Gallagher sono assolutamente sopra le righe, chiassose e (quasi) inverosimili, ma nonostante questo sono riusciti a conquistarmi dalla prima puntata, facendomi immediatamente affezionare a tutti i personaggi.
Uno dei motivi che rende imperdibile questa serie è proprio la caratterizzazione dei personaggi che, nonostante siano parecchi, sono tutti totalmente differenti l'uno dall'altro e rispondono in maniera unica ai contesti grotteschi e paradossali in cui vengono inseriti.
Le avventure dei Gallagher e amici sono immerse in un contesto marcio, avvilente, che non aiuta sicuramente a risollevare la loro misera condizione.
Sono arrivati oggi alla quarta stagione, lasciando ampio spazio a personaggi che fino a ora erano rimasti un po' in secondo piano, regalando nuove storie e nuovi punti di vista. Prima di iniziare questa nuova stagione, sinceramente, avevo un po' il timore che non sarebbero riusciti a evadere da questo tunnel di eccessi, ma sono rimasta felicemente sorpresa nel vedere che si sta maturando, ovvio non mancano le scene grottesche esilaranti, ma sono sapientemente dosate. Speriamo che il resto della stagione prosegua nel medesimo modo.

Trovo che Shameless sia una serie davvero intelligente, riesce a far ridere come poche, mantenendo allo stesso tempo un'aura di amarezza e drammaticità; alla fine di ogni puntata ci si ritrova a sorridere, anche se con gli occhi un po' tristi.


P.S. Da guardare assolutamente in lingua originale!!!





martedì 4 febbraio 2014

UOLCMEN: Vicini per chilometri, vicini per stagioni...

Foto di Marco Sanna
Da tempo aspettavo questo momento e ora che è passato mi sembra di aver fatto un sogno ambientato nel passato, circa quindici anni fa. Ma non era un sogno, era reale, a colori.
Gli “ex” (non voglio chiamarli così e andando avanti nella lettura capirete perché) C.S.I. hanno calcato un palco in terra sarda regalandoci circa due ore di puro godimento.
Il concerto ha preso vita in una struttura magica, l'ex Zuccherificio di Oristano, rimasto inutilizzato per parecchio tempo e riportato in vita per un evento unico. La location è perfetta, una struttura post industriale adatta al contesto, quasi una macchina del tempo dal gusto eighties che a ogni angolo ci ricorda da dove veniamo.
Il clima è teso e le aspettative sono tante, i musicisti si fanno attendere e nel frattempo il freddo si insinua nelle ossa. Quando arriva il momento tutto si ferma e un senso di calore spazza via il freddo.
Maroccolo, Zamboni, Canali, Filippi e Baraldi (grande assente Magnelli per infortunio) accendono la sala sin dalle prime note e si presentano da subito come un organico forte e affiatato.
Si parte con l'artiglieria pesante “A Tratti”, “Forma e Sostanza” e “In Viaggio”. Mi guardo attorno e vedo già le prime lacrime scendere nei volti di chi, come me, probabilmente li aspettava da molti anni. L'emozione è tangibile sia sul palco che sotto il palco.
Foto di Marco Sanna
I musicisti storici confermano tutte le aspettative, Canali è una furia e Maroccolo si conferma un musicista incredibile. La sorpresa, per quanto mi riguarda, è la Baraldi. La sua voce non è solo adatta alla proposta musicale, ma è di una bellezza rara, profonda e sul palco si sa muovere, è magnetica e affascinante: una bella sorpresa in un contesto già carico di emozioni.
Un momento molto toccante è stata la cover di “La Realtà non Esiste” di Claudio Rocchi, recentemente scomparso, un grande musicista italiano a cui è stato reso un bell'omaggio scandito dalla voce di Zamboni.
La cosa più scioccante del live è il fatto che non vi sia alcun senso di nostalgia. Certo, tutti sentiamo la mancanza della formazione originale (Ferretti e Ginevra non si dimenticano) ma qua abbiamo molto di più tra le mani. Ciò che ha fatto a storia dei C.S.I. e dei C.C.C.P. è preso e rivisitato ad hoc per l'occasione e il risultato è assolutamente riuscito. I musicisti ci danno dentro e portano avanti un concentrato di energia musicale, quasi senza fermarsi. La scaletta è scelta con maestria per infiammare anche gli animi più miti, così si susseguono momenti soft con “Del Mondo”, “Linea Gotica”, “Depressione Caspica” a momenti di puro delirio con “Maciste contro Tutti”, “M'importa 'na Sega” e la tranche dedicata ai C.C.C.P. (“Io sto Bene”, “Curami”, “Spara Jurij” ed “Emilia Paranoica” l'una di seguito all'altra). Ogni canzone porta con sé dei ricordi ma anche una nuova veste, così sino alla fine restiamo sospesi in una quasi perfetta comunione tra musicisti e pubblico.
Il tempo sembra essersi fermato in queste due ore e alla fine con “Irata” e “ Cupe Vampe”, che chiudono la serata, abbiamo una sensazione di pienezza difficilmente spiegabile; c'è stato un pezzo per tutti i gusti: lenti, ipnotici, energici da pogo, evocativi, movimentati.
L'atmosfera non accenna a cambiare neanche a concerto concluso e il pubblico si intrattiene nell'enorme struttura per continuare a sognare e a parlarne.
L'Associazione Culturale D'altra Parte ha svolto un lavoro eccellente organizzando questo splendido concerto e il risultato ha superato le premesse, dando, in fondo, anche una piccola speranza per la ripresa delle proposte live in Sardegna.
Foto di Marco Sanna
Non doveva accadere, ma è accaduto. E speriamo che il domani ci riservi delle altre sorprese di questo livello artistico e organizzativo.

Una ripresa amatoriale di "Irata":

sabato 17 agosto 2013

KENEMUSICFEST 2013


































L'Associazione Culturale Kenemèri è lieta di invitarvi al KeneMusicFest 2013! 
Quest'anno il festival compie 4 anni, e nella suggestiva Piazza Resistenza (ex piazza Melas) si esibiranno gruppi musicali fantastici e saranno presenti Associazioni e Stand da tutta la Sardegna!

LIVE SHOW dalle ore 20 (circa):
Beetween Hours (Dordrecth - NL)
Claudio Ruggiu & The Vicious (Porto Torres)
Whiu Whiu!! (Meana Sardo)
Dogmathica (San Gavino) 

Ecco anche il meraviglioso promo:


... e il link dell'evento su Facebook:
http://www.facebook.com/events/147952152067449/?fref=ts



giovedì 30 maggio 2013

Previously on # 14: The Following

Ho appena finito di vedere l'ultima puntata della prima stagione di The Following. La recensione potrebbe durare una frase, ma, per essere sicuro di centrare l'obiettivo cercherò di dilungarmi un po'.
La partecipazione di attori del Cinema in serie tv ormai non fa quasi più notizia, ormai è la prassi. Sembra però che alcune reti spendano così tanti soldi per la guest star di turno che agli sceneggiatori rimangono solo le noccioline, non si spiegherebbe altrimenti una serie tv come The Following.
La star di turno è Kevin Bacon, che interpreta il ruolo di un agente dell'FBI allontanato dal lavoro, che ha un debole per la bottiglia e che si porta dietro un caso che gli ha segnato la vita: l'arresto di un serial killer ispirato ad Allan Poe, interpretato da James Purefoy (nella serie tv "Rome" della HBO interpretava Marco Antonio). La serie comincia con l'evasione del serial killer, e quindi il richiamo in servizio di Kevin Bacon, che ovviamente è quello che lo conosce meglio di tutti.
Dalla prima puntata la storia è continuamente sopra le righe e, non raramente, in certe occasioni che dovrebbero essere drammatiche scappa una risata per dialoghi o situazioni veramente grotteschi.
Se siete attratti dal trash, potrebbe essere una serie da seguire, ma se vi aspettate un bel poliziesco o se vi affascinano i serial killer, mirate ad altro.
Non so se per puro masochismo o per curiosità del "dove vuole andare a parare?" ho finito la prima stagione, e vi giuro che le parole che mi sono venute subito alla mente sono state: "ma davvero?", non per la sorpresa, ma perché realmente non potevo credere arrivassero a tanto.
Prevedibilità è la parola d'ordine per questa serie. Alla prossima!



  

giovedì 18 aprile 2013

Previously # 11: Defiance



Pseudo recensione lunga e motivata (se non vuoi perdere tempo passa a quella breve):

La serie forse più attesa del 2013 è arrivata! O almeno è arrivato il Pilot, la prima puntata.
Il nome di questa serie tv tanto attesa è "Defiance", il genere è fantascientifico/fantasy, è americana, è prodotta dalla rete via cavo SyFi. La novità assoluta di questo nuovo prodotto televisivo è proprio il fatto che non è SOLO un prodotto televisivo. Per rendere più interessante e coinvolgere in una maniera nuova il pubblico, parallelamente all'uscita della serie è uscito anche un videogioco che si muove sullo stesso universo e la cui trama risulta essere intrecciata con il telefilm.
La serie è ambientata in un futuro prossimo, la terra è stata invasa dagli alieni che ora popolano la terra insieme agli umani. Ci sono tantissime razze diverse e, non si sa ancora come, si è sviluppata anche una flora e una fauna assai particolare (gli orsi-ragno mi hanno fatto sbellicare). Il protagonista è un ex soldato, una vera e propria macchina da guerra, ma anche un don Giovanni, cinico al midollo, ma con un grande cuore. Con lui, una specie di figlia adottata: lei è aliena ed è molto dispettosa. Durante il pilota si configurano già gli altri personaggi principali e, come i protagonisti, anche loro sono caratterizzati in maniera approssimativa, caricati al massimo, sembrano usciti da un film di Boldi e de Sica. La prima puntata è doppia e dura quasi un'ora e venti, e vi giuro che l'avrei volentieri interrotta a metà se non fosse stato per scrivere questa pseudo recensione. Già questo vi può far capire quanto abbia apprezzato questo nuovo prodotto SyFi. Solitamente prima di scrivere un commento su una serie attendo almeno di vedere la prima stagione, in questo caso farò un'eccezione, non solo perché non finirò mai di vederla, ma per avvisare voi altri di non sprecare tempo della vostra vita.



Come mai un commento così negativo? Non c'è emozione, non c'è pathos, non c'è neanche sana avventura, le scene d'azione sono quasi tristi ed è tutto, ma proprio tutto stramaledettamente prevedibile!
A quanto pare fare una serie tv post apocalittica degna di nota è davvero difficile, dopo Terra Nova, Revolution, ecco un nuovo esperimento da buttare al cesso. Per il genere non mi resta che attendere la nuova stagione di Falling Skies, sperando non mi deluda anche quella.

Pseudo recensione monovocabolo:

Pattume.






giovedì 28 marzo 2013

Previously On#10: Girls


Girls. In quanti scarterebbero questa serie tv solo per il titolo? Io sono uno di questi. Infatti, il semplicissimo titolo "Girls" me la farebbe associare a una delle innumerevoli serie dedicate a un pubblico giovanissimo di ragazzette, attratte per lo più da tematiche frivole o dalla solita storiellina d'amore.
Ma dopo aver letto una brevissima recensione positiva e ispirato dalle rete che produce lo show, la HBO (OZ, Boardwalk Empire, Treme, Il Trono di Spade, per nominare solo alcune serie di questo canale via cavo), ho deciso di procurarmi (assolutamente legalmente, giuro!) il primo episodio e dargli una chance.
Devo dire, cari lettori, che mai una prima impressione fu così errata. Girls è un lavoro complicato, coraggioso, sporco e soprattutto vero, un quadro generazionale di rara lucidità. Personaggi costruiti alla perfezione e giovanissimi attori uno più in gamba dell'altro.
Girls racconta le storie, le vicende, gli amori, le amicizie di un gruppo di ragazze e ragazzi dai venti ai trent'anni, e riesce a farlo in maniera mai banale, mescolando la disillusione e l'ironia della protagonista, Hannah, interpretata dalla spettacolare Lena Dunham. Questa ragazza di soli 27 anni, è infatti anche la creatrice della serie, la sceneggiatrice e la regista della maggior parte degli episodi.
La serie è arrivata alla seconda stagione dopo una prima pluripremiata, purtroppo però in Italia viene trasmessa da Mtv con un doppiaggio che fa gridare allo scandalo.
Procuratevela con i sottotitoli e non ve ne pentirete, anzi poi sarete costretti a passarla o consigliarla a tutti i vostri amici.





giovedì 21 marzo 2013

24Effepiesse: "El dia de la bestia"

Chi l'avrebbe mai detto? Anche io posso scrivere delle recensioni cinematografiche. Sì, nonostante sia uno dei meno aggiornati ed esperti sull'ottava arte che ci sia in circolazione, voglio cimentarmi con l'impresa. In realtà guardare film mi piace, e pure molto, ma ho il difetto di essere uno veramente abitudinario: uno di quelli che rivede lo stesso film 20 volte e che sa recitare a memoria brani lunghi un quarto d'ora di “Lo chiamavano Trinità” o di “Una poltrona per due”, ma che non ha mai visto Blade Runner o Guerre Stellari. Al cinema ci vado poco e nulla, ogni tanto scarico qualcosa, ma devo essere sincero: quando si parla di cinema, preferisco stare zitto ed ascoltare gli altri.
Ma quei film visti e rivisti sono per me autentiche perle, imperdibili e assolutamente consigliabili, e ho deciso dunque di condividere alcune delle mie passioni.
Inizio con una pellicola spagnola del 1995, scritta e diretta dal regista Álex de la Iglesia: “El día de la Bestia”, uscita anche in Italia con lo stesso titolo.
Il film è un vero e proprio cult in Spagna (mi azzardo a dire che gli spagnoli della mia età che non l'hanno visto sono veramente pochi) ed è una divertentissima commedia horror caratterizzata dal grottesco, dall'eccesso e dall'heavy metal.
Il protagonista è un erudito prete basco, Ángel Berriatúa (interpretato da Álex Angulo) che durante i suoi studi teologici scopre che il 25 dicembre 1995, a Madrid, nascerà l'Anticristo. Si reca dunque nella capitale (nella quale, come presagio, è iniziata un'ondata di delinquenza fomentata soprattutto dal gruppo neonazista Limpia Madrid, Pulisci Madrid) con lo scopo di trovare e annientare il neonato. Per riuscire ad avvicinarsi al “maligno” e scoprire dove nascerà l'Anticristo si propone di compiere “tutto il male possibile”: inizia dunque a compiere furti, a maledire persone in punto di morte e...ascoltare metal!! Conosce così il giovane metallaro José María (interpretato magistralmente da Santiago Segura, che diventerà poi famoso con la trilogia del poliziotto lercio Torrente) che lo aiuta nella sua missione.
El día de la Bestia, che vinse 5 premi Goya, permise ad Álex de la Iglesia di consacrarsi come regista e allo stesso tempo inserì nel circuito commerciale la “commedia satanica”, che fino ad allora circolava solo nella sub-cultura. Il film non ha momenti di stagnazione, l'azione è pressoché ininterrotta e risulta veramente godibilissimo. La colonna sonora comprende canzoni composte a proposito da alcuni fra i gruppi rock storici spagnoli (Def con Dos, Extremoduro, Negu Gorriak, Eskorbuto).
Una piccola curiosità, alcuni personaggi secondari sono interpretati da noti attori italiani: in particolare Maria Grazia Cucinotta in versione biondona, che dimostra le sue poche doti attoriali.
In definitiva, El día de la Bestia, nonostante non sia un capolavoro, è senz'altro un film che mi sento di consigliare per passare un'ora e 40 minuti di divertimento leggero all'insegna dell'humor nero. Buona visione!












giovedì 14 marzo 2013

L'OROSCOPO DI MARZO




Ariete: il cielo vi invita a essere pazienti ma non per questo passivi; è il momento buono per iniziare a preparare il campo a nuovi progetti. Sono favoriti anche i cambiamenti radicali per andare incontro al futuro che desiderate. L’amore è in segno positivo: le coppie in crisi supereranno le difficoltà e potrebbero anche decidere di far crescere il rapporto con un matrimonio o una convivenza. Piacevoli incontri a metà marzo per chi è sigle; qualcuno potrebbe essere tentato di portare avanti due storie parallele.

Toro: questo mese recupererete l’ottimismo e vi sentirete carichi di energie. Nel lavoro vi attendono novità soprattutto legate a incontri e nuove conoscenze; se siete alla ricerca di un’occupazione i suggerimenti di un amico potrebbero rivelarsi preziosi. Chi studia avrà più concentrazione e motivazione. L’amore vivrà ancora un periodo di verifica che potrebbe portare anche a una separazione. Nascono amori e amicizie; vi sentirete sognatori.

Gemelli: vi sentite inquieti e scontenti, non è il momento giusto per prendere decisioni importanti. Se è possibile rimandatele. Anche sul lavoro potrebbero esserci delle tensioni ma non siate tentati dai cambiamenti, i mesi primaverili vi porteranno un periodo più gratificante. C’è agitazione anche nella sfera affettiva per cui molte coppie potrebbero decidere di dividersi o trovare conforto in storie parallele. I single sono un po’ diffidenti e si concederanno solamente flirt poco convinti.

Cancro: dopo un periodo non molto felice la situazione inizia a migliorare. Tranquillità sul lavoro; se saprete dare un freno al nervosismo supererete le difficoltà che potrebbero presentarsi grazie alla vostra creatività. E’ possibile che iniziate a valutare anche la proposta di un trasferimento all’estero. Non siate pigri è il momento di fare scelte importanti. Se il vostro rapporto è in crisi è un ottimo periodo per riappacificarsi. Per i single che sapranno aprire il cuore ci saranno incontri emozionanti, ma attenzione anche a i vecchi amori che potrebbero riaffacciarsi nella vostra vita.

Leone: inquieti e grintosi covate ancora un sentimento di rivalsa. Questo mese potrebbe stupirvi con cambi radicali e improvvisi. Nuove opportunità o soluzioni, ma evitate comunque sull’onda dell’entusiasmo di fare affari o investimenti azzardati. Affidatevi piuttosto ai consigli di persone esperte e fidate. In amore molti si sentono come in gabbia; per uscire da questa situazione fate chiarezza dentro di voi. Capire i vostri stessi sentimenti e aspettative vi sarà di grande aiuto. 

Vergine: alti e bassi renderanno questo mese un po’ faticoso. Dovrete fare affidamento sulla vostra pazienza, specie sul lavoro dove non mancheranno ostacoli e delusioni. Potrete comunque contare su un ottimo rapporto con i colleghi. In generale ponetevi pochi obbiettivi e a fine mese potreste già avere novità incoraggianti. La stanchezza sul lavoro si ripercuote anche nella vita affettiva: le relazioni stabili soffrono un po’ dell’abitudine e anche i rapporti nati da poco non sono favoriti.

Bilancia: la parola d’ordine è organizzare. Valutate le iniziative che avete già avviato, potrebbero avere bisogno di qualche aggiustatina per rendere al massimo. La seconda parte del mese vi vede un po’ insofferenti soprattutto per chi ha a che fare con la burocrazia. Potreste decidere anche di cambiare totalmente lavoro o collaborazioni. Le coppie sono un po’ stanche della routine; meglio affrontare i problemi in situazioni tranquille per non rischiare di ingigantire le incompatibilità.

Scorpione: svolta in positivo questo mese. Lavoro e finanze si riprenderanno e ci saranno maggiori opportunità. Chi ha un’attività autonoma sarà più creativo e propositivo grazie al ritrovato ottimismo. Il vostro fiuto per gli affari potrebbe portarvi a geniali intuizioni, approfittatene. I sigle che desiderano rimettersi in gioco faranno incontri importanti. Siete tentati dal fare paragoni tra storie vecchie e nuove, questo potrebbe ripercuotersi sul vostro rapporto. Cercate di andare oltre se desiderate una riconciliazione. Un buon momento per chi cerca un figlio o pensa a una convivenza.

Sagittario: un mese un po’ “bloccato”, cercate di non essere impulsivi e di non fare passi falsi. Siete insoddisfatti perché vi rendete conto di meritare di più ma autocommiserazione e rabbia non faranno cambiare la realtà delle cose. Non è un buon momento per tentare la fortuna; vi consiglio una buona dose di diffidenza. Evitate gli scontri diretti con i colleghi e puntate a dare il massimo nel vostro ruolo. Qualche litigio nelle coppie stabili sarà tollerato, diverso il discorso per le storie nate da poco: il clima infuocato potrebbe portarvi a tradire il partner.

Capricorno: possibili buone notizie sul lavoro, ma l’insofferenza di questo mese potrebbe portarvi a fare scelte radicali nonostante non amiate i cambiamenti. Si chiudono vecchie collaborazioni a favore di nuove. Ottime chance anche per chi è in cerca di una nuova occupazione.
In amore fate chiarezza e aprite il cuore agli amici che sapranno darvi degli ottimi consigli. Possibili attriti con ex o parenti. Anche le unioni che ora traballano subiranno verifiche nei mesi successivi. Per i sigle è un ottimo periodo per fare nuovi incontri.

Acquario: vi attende un mese vivace da molti punti di vista; sul piano lavorativo vi sentite stimolati. Non sottovalutate gli incontri che farete, potrebbero rivelarsi importanti per un progetto futuro. I giovani saranno tentati da un trasferimento: il consiglio è quello di rimanere sempre con i piedi per terra e fare un passo alla volta. Le coppie vivono un periodo di tranquillità. Le storie in crisi potranno approfittare di questo periodo per chiarirsi. I sigle vivranno avventure piacevoli ma attenzione, cupido trama dietro l’angolo!

Pesci: è tempo di rinnovarsi e di crescere. Economicamente siete ancora un po’ in crisi e questo non vi permette di fare grossi progetti, ma se terrete duro le occasioni per rimettervi in pista non mancheranno, seminate con fiducia. Anche la sfera affettiva vi vede più maturi: le coppie che si sono scontrate nei mesi scorsi ritroveranno serenità e anche chi vive una relazione disimpegnata si sentirà pronto a prendere decisioni responsabili. Se siete single e innamorati è un buon momento per dichiarare i vostri sentimenti.



giovedì 7 marzo 2013

24effepiesse: L'Arcano Incantatore


Pupi Avati non è solo un regista di commedie, ma anche di grottesco, horror, noir, thriller. Ha scritto e diretto alcuni film che ormai sono entrati nel mito; film di culto per tutti i fruitori dell'horror in generale. Tutti conosciamo “La Casa dalle Finestre che Ridono”, vero marchio di fabbrica di quel modo di trattare la paura da un punto di vista bucolico e provinciale, più terrificante di un qualsiasi scenario urbano e caotico. Il versante “horror” di Avati porta con sé una paura strisciante: la costante impressione che si celi qualcosa nel buio, vicino a te, forse addirittura dentro di te. Avati riesce a rendere questa sensazione realistica, imprimendola sulla pellicola.
Nel corso della sua carriera ha diretto e scritto vere e proprie gemme preziose ma, a parte il succitato successo, non è mai uscito dalla penombra dell'horror italiano seventies, pur avendo diretto film del calibro di “Zeder”, “Il nascondiglio”, o i primi grotesque “Balsamus, l'uomo di Satana” e “Thomas e gli Indemoniati”. Registi quali Argento, Bava o Fulci hanno avuto un successo maggiore, a volte meritatamente e, a mio modesto parere, altre volte no.
Di recente, mentre mi aggiornavo riguardo ad alcune filmografie dei miei registi preferiti, mi sono resa conto (grazie a Wikipedia eh eh) di avere una lacuna enorme in quella del buon Avati! Questa mancanza prende il nome de “L'arcano Incantatore”.
Il film è uscito nel 1996 e in tutti questi anni mi è clamorosamente sfuggito, capita! Ma forse è stato meglio così; guardarlo da adulta e con un certo tipo di istruzione alle spalle mi ha permesso di apprezzarne tutte le sfumature, anche quelle più nascoste. Infatti il film è presentato come un horror esoterico, e lo è davvero! Ci sono tanti di quei simboli e richiami arcani/enigmatici/oscuri nelle scenografie e nella trama da poterci scrivere un intero libro sopra. Ma è anche un film con un forte sapore di periferia, di campagna, di isolato. La nebbia del mattino, albe sconfinate, paesaggi mozzafiato e, sullo sfondo, il provincialismo e l'ignoranza astrusa dei paesani che ingigantiscono dicerie a partire dal comunissimo “ho sentito che...” creando così l'intera suspance, facendo rincorre le voci, mescolando ciò che realmente si vede e ciò che è accennato.
Il protagonista è Giacomo Vigetti, un seminarista cacciato da Bologna per aver messo incinta una giovane ragazza, poi costretta dallo stesso ad abortire. A questo punto Giacomo cerca un posto dove rifugiarsi e viene indirizzato verso una sinistra villa. Qui incontra una donna che si nasconde dietro un dipinto e di cui non vedrà mai il volto; con lei stipula un patto di sangue che lo porta al servizio, come segretario, di un ex monsignore allontanato dalla Chiesa perché occultista, chiamato “arcano incantatore”.
Parte così una escalation di avvenimenti che portano Giacomo su un terreno terrificante, misterioso e affascinante. Non vi svelo altro riguardo alla trama perché è un film tutto da scoprire: un viaggio iniziatico che ognuno deve compiere da sé.
In realtà quest'opera, della quale fino a ora ho esaltato solo gli aspetti positivi, non è priva di difetti. Innanzitutto la trama a volte è veramente troppo contorta ed ermetica: in alcuni punti, se non si ha dimestichezza con l'argomento, è parecchio difficile da seguire. Inoltre, a parte la bravura di Stefano Dionisi (Giacomo Vigetti) e Carlo Cecchi (l’arcano incantatore), gli altri attori, pur essendo comprimari, non risultano essere all'altezza dei due protagonisti. Tuttavia, questi difetti non offuscano minimamente la bellezza del film: la sua forza è nella tensione, figlia di quel buon cinema che ti fa cagare nelle mutande senza mostrare troppo, nella sospensione del reale e nel dubbio.
Chiaramente, vi consiglio di guardarlo perché è un ottimo film, che dopo 17 anni dall'uscita ha ancora molto da dire.
Buona visione!






giovedì 28 febbraio 2013

Leggendone: Rabbia


Gli storici non lo chiamano forse “Oblio”, il luogo senza luogo, dove il tempo non scorre? Il luogo fuori dal tempo?


Oggi vi voglio parlare di ‘Rabbia’ (Rant), un romanzo dello scrittore statunitense Chuck Palahniuk, pubblicato nel 2007.
Rabbia è una biografia orale che parla di Buster "Rant" Casey attraverso i racconti di amici, nemici, ammiratori, membri della comunità in cui è nato (venditori d’auto, medici, negozianti, insegnanti, imprenditori ecc…), familiari o semplici persone che lo incontrano per la prima volta. Le diverse voci narranti raccontano i loro ricordi, spesso contrastanti, legati a Rant e alla sua vita; è proprio partendo dai punti di vista della gente che lo ha incontrato che lo scrittore disegna pian piano il profilo e il carattere di Rant, nonostante il nostro protagonista non compaia mai direttamente all'interno della storia. Rant è figlio della noiosa e patetica provincia americana, un ragazzo ‘particolare’ fin da bambino, che si diletta a farsi mordere da insetti, ragni e serpenti fino a diventare totalmente immune ad ogni veleno e portatore del virus della ‘rabbia’. Un personaggio malvagio ma simpatico, furbo e sveglio, che affascina nel suo saper riconoscere tutto quello che le ragazze mangiano semplicemente ‘assaggiandole’, e morto in circostanze misteriose che hanno fatto di lui una leggenda.
L'autore del libro, Chuck Palahniuk
Il punto di svolta del romanzo avviene quando migrerà dalla cittadina in cui è nato verso la città, dove incontrerà i "notturni", ragazzi che vivono solo di notte per organizzare i cosiddetti party crashing, scontri automobilistici all’ultimo sangue, di cui diventerà in poco tempo il leader. Ed è proprio durante una delle solite cacce notturne che Rant incontrerà la morte.
La lettura di questo romanzo vi trascinerà totalmente; lo stile è sempre quello di Palahniuk: crudo, diretto, ironico e sarcastico. Vi affezionerete a Rant, nonostante i suoi difetti, e vi immedesimerete in lui, nel suo desiderio di evasione e diversità. Personalmente, nonostante tutto il libro sia meravigliosamente una scoperta paragrafo dopo paragrafo, i capitoli che ho trovato più eclatanti sono quello della ‘Fatina dei denti’e della ‘Serata “Albero”’. Sta a voi ora dirmi che ne pensate…per cui…Buona Lettura!


E voialtri sfigati, be’…godetevi pure la vostra morte.





lunedì 18 febbraio 2013

24effepiesse: Synecdoche, New York


Scrivere una recensione di un film senza sapere ancora se quel film ti è piaciuto o meno è una cosa difficilissima. Infatti, alla domanda secca: “Ti è piaciuto?” non so rispondere, perché mi vengono in mente motivazioni totalmente contrastanti.

Synecdoche, New York è scritto da Charlie Kaufman, lo stesso sceneggiatore di bellissimi film quali Il ladro di orchidee, Eternal Sunshine of the Spotless Mind (vedi la recensione by kenemèri http://kenemeri.blogspot.it/2013/01/24effepiesse-eternal-sunshine-of.html ), Essere John Malkovich, eccetera, alla sua prima prova anche da regista. La firma indiscussa di questo talentuoso autore sono delle storie intricate e folli che scavano in profondità verso particolari aspetti della vita umana: il ricordo, la formazione e costruzione delle idee, l'autostima. Le trame sono quasi orpelli bellissimi costruiti sopra delle fondamenta di introspezione e autoanalisi.

Synecdoche, New York racconta la storia di un autore e regista teatrale, uno spettacolare Philip Seymour Hoffman, e della sua vita che gli si sgretola in mano. Un'ipocondria esagerata e la sua grande e smisurata Opera teatrale sono tutto ciò che gli rimane in una spirale autodistruttiva a senso unico.

Synecdoche è un film volutamente lento, è come una graduale discesa all'interno della vita di un uomo, con le giuste pause e le burrascose cadute. La Sineddoche, la figura retorica che indica una parte per il tutto: un'opera teatrale che soppianta la vita stessa, in un gioco/delirio di sostituzione e sdoppiamento surreali.

Una cosa è certa: questo film non può lasciare indifferenti. Non c'è speranza, non c'è via d'uscita, Synecdoche è un film di una tristezza unica.

Nomi o cognomi, città o espressioni hanno durante il film rifermenti non sempre nascosti. Ad esempio la città in cui è ambientata la storia, Shenectady, ha praticamente la stessa pronuncia del titolo del film. Lo stesso nome del protagonista Caden Cotard riprende il nome della sindrome di Cotard, una sindrome psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere "morti", di avere perso tutti gli organi vitali o tutto il proprio sangue.
Il film, uscito nel 2009, in Italia non è ancora stato distribuito, ma poco male: si trovano senza fatica i sottotitoli per gustarsi appieno questo delirante lungometraggio.

Concludo riportando un interessante stralcio di intervista da parte di Wired a Kaufman:
Adaptation (Il ladro di orchidee) o Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) avevano, alla fine, una valvola di salvataggio, un concetto intelligente che la gente capiva. Non c’è nulla del genere in questo film, cosa che è più simile alla vita. Le cose volano via e vanno fuori di testa e l’essere incomprensibile sembra il processo dell’esistenza. Questo è quello che mi sono proposto di esplorare. Non so. Forse non è una buona idea per un film.