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sabato 8 marzo 2014

UOLCMEN: Playlist #10: Coriandoli, stelle filanti e accette!

Il Carnevale di Arlecchino di Joan Mirò
Il blog è tornato, e con lui anche le Playlist, siamo arrivati a quota 10, un grande traguardo che festeggiamo a suon di musica carnevalesca. Questa nuova playlist è divisa in due parti: una con le canzoni a tema e l'altra con le solite canzoni random di cui vedo solo io il collegamento col tema principale. La parte a tema è costruita interamente sulla colonna sonora del "carnevale sangavinese", che non è solo un evento mondano, è parte integrante della nostra vita. Non solo noi che siamo nati e cresciuti a San Gavino Monreale (anche se ho il sospetto che la musica dei carri sia più o meno la stessa in tutta Italia) ma anche molte persone del Medio Campidano, abbiamo un legame fortissimo con certe canzoni che vengono sputate fuori a rotazione dai carri allegorici.
Parte1. Abbiamo una carrellata di 5 canzoni tipiche del carnevale, che un po' ci potranno rendere nostalgici. Santa Esmeralda con "Don't let me be Misunderstood" ha fatto sicuramente da colonna sonora alle prime sfranellate, alle prime sbronze apocalittiche e ai balli sfrenati in puro stile disco anni '70. Imprescindibile. Una canzone un po' più specifica è "Cannabis" degli Ska-P, che nel nostro carnevale è una costante più fissa del pi-greco, che si lega in maniera imprescindibile all'inno scozzese. Insomma, i miei compaesani avranno capito che mi riferisco a qualcosa in particolare, per tutti gli altri invece le consiglio come carica prima delle sfilate o delle feste. Funzionano. La tranche finale della prima parte è parecchio scontata ma indispensabile. Se volete davvero divertirvi alle feste, non potete non ballare "Meu Amigo Charlie Brown", "Cacao Meravigliao" e "La Bamba". Il carnevale ha una colonna sonora tipica, fissa, che aspetta ogni anno di essere tirata fuori dal cassetto e vestita a festa, per essere protagonista della catarsi collettiva.


foto da sangavinomonreale.net

Parte 2. Ora la mia parte preferita, quella che non ha niente a che vedere col carnevale tradizionale, quella un po' tirata su a forza, quella che è solo una scusa per parlare di gruppi che mi piacciono. Questa parte di Playlist ha un ruolo purificatore nella mia vita. Mi spiego meglio. Ho sempre partecipato al Carnevale, sempre, ma odio la musica che viene diffusa per questa festa, per cui ogni anno durante la vestizione mi sparo una colonna sonora che mi tenga purificata prima di immergermi nel mainstream e di sentirmi addirittura parte di esso. Anche qui ho scelto cinque canzoni rappresentative. La prima è l'unica "a tema" che ascolto, ma solo per il titolo "Carnival Bizarre" dei Cathedral, alfieri del Doom vecchia scuola, un po' di lentezza prima della bolgia infernale. Proseguo con due canzoni che di carnevalesco\circense hanno la struttura un po' particolare, sono "Carousel" dei Mr. Bungle e "The Chaos Path" degli Arcturus, diversissimi tra loro ma entrambi intricati e galvanizzanti. Voglio chiudere col Carnevale visivo di due gruppi, emule il primo e originale il secondo, che fanno della maschera la proprio prerogativa: Lordi e Gwar. Premettendo che gli alfieri sono i Gwar, c'è da dire che Lordi hanno imparato bene la lezione rendeno la proposta più leggera e ammiccante. Ho scelto "Hard Rock Hallelujah" per Lordi e la cover (spettacolare) di "Carry on Waywardson" dei Kansas eseguita magistralmente dai Gwar. Bene, ora siete pronti per le ultime sfilate di quest'anno. Buon divertimento.





martedì 4 marzo 2014

BABELE: Il Carnevale di Mamoiada- Le figure dei Mamuthones e degli Issocadores

Un altro fra i carnevali più affascinanti della Sardegna è sicuramente il carnevale di Mamoiada, con le bellissime figure dei Mamuthones e degli Issocadores. Molti sono i visitatori e i turisti che ogni anno si riversano nel paese per seguire le figure mitiche di questo carnevale.

LA RAPPRESENTAZIONE.
I Mamuthones e gli Issocadores sono figure protagoniste della domenica e del martedì di carnevale.
Essi giungono all’improvviso, interrompendo i balli e la festa che si sta svolgendo nel paese. Immediatamente l'atmosfera si fa più cupa e solenne, stridendo con la gioia e il clima che si stava vivendo precedentemente. I Mamuthones sono dodici, disposti su due file parallele mentre gli Issocadores sono disposti all’esterno delle file nell’atto di proteggere i loro “prigionieri”. I movimenti dei due gruppi sono molto in sintonia tra loro: i primi si muovono quasi a saltelli, muovendo contemporaneamente le spalle ora verso destra ora verso sinistra al fine di far suonare contemporaneamente i campanacci. Ogni tanto capita che ad un gesto degli Issocadores essi facciano tre rapidi salti seguiti da tre secche scampanellate.
Gli Issocadores, invece, sono molto più agili e liberi nei movimenti. Ogni tanto capita che lancino la soha per acchiappare qualcuno del pubblico, spesso di sesso femminile, al fine di mostrare la propria abilità. Gli Issocadores possono parlare e colloquiare con il pubblico, mentre i Mamuthones sono costretti a stare in silenzio per tutta la durata della manifestazione.

L’ORIGINE DEI NOMI
I due nomi hanno origine antica e spesso controversa e di difficile comprensione. Tra le principali ipotesi vi è quella per cui il nome Mamuthones derivi dal modo in cui i sardi micenei chiamavano i fenici, cioè Melaneimones, che sta a significare “Facce nere”, da cui provengono i termini Maimoni e Mamuthones, che stanno a significare “demonio” e “Maschera Nera”. Un’altra ipotesi fa derivare il termine da maimatto, ossia il “tempestoso”, colui che fa esplodere la tempesta, un epiteto dato alla divinità sotterranea identificata con Dionisio, che ogni anno moriva e rinasceva in primavera con la fioritura dei campi.
Il termine Issocadores, invece, in sardo sta a significare letteralmente “colui che prende la fune”, cioè colui che ha in mano una fune, detta soha.

IL MODO DI VESTIRE
È interessante analizzare il modo di vestire dei due protagonisti del carnevale di Mamoiada. Il vestito dei Mamuthones comprende su Belludu, l’abito in velluto scuro; sas peddes, una casacca di pelle ovina oscura caratteristica dei pastori sardi; sos piuncos, grosse calze di cotone e lana; sos hònsizos, scarpe conciate in pelle; sa visera, una maschera nera antropomorfa; su bonette, il berretto sardo e su mucadore, fazzoletto di colore scuro del vestiario femminile. Infine, sul dorso sono posti i campanacci e i sonagli, il cui peso è di 22-25 chili, la dotazione sonora dei Mamuthones chiamata su ferru.
Gli Issocadores, invece, hanno con loro la berritta di colore nero, tenuta in testa da un mucadore il cui colore è assolutamente variopinto; la hammisa, una camicia dello stesso colore del costume; su currittu, il corpetto rosso del costume tradizionale; sos carzones de tela, pantaloni di tela bianca larghissimi, s’issalletto, uno scialle in seta di raso caratterizzato da una grande policromia di colori. Infine ovviamente vi è la soha, particolare lunga fune in giunco.

COSA RAPPRESENTANO LE DUE FIGURE
Ma cosa rappresentano queste due figure? È in particolare lo studioso Raffaello Marchi che prova a offrire alcune supposizioni sulle loro origini e su quelle di questo spettacolo carnevalesco. La più importante trae origine da un evento bellico, sicuramente “emblematico- scrive lo storico- nella lunga storia di dominazioni straniere e di assalti barbareschi in Sardegna”1. In particolare lo storico ritiene che l’origine dell’evento possa risalire a una delle poche vittorie ottenute dai sardi contro i pirati saraceni, “Los Moros” come venivano chiamati, nei primi decenni del IX secolo, quando riuscirono a catturarne un grandissimo numero, tra cui quattro fra i capi o ufficiali maggiori2. È molto probabile che questi ultimi, dopo essere stati catturati nel luogo del loro sbarco, fossero poi stati accompagnati a Mamoiada da pastori che utilizzavano, per tenerli fermi, il laccio pastorale. Sempre secondo il Marchi, è possibile pensare che i prigionieri venissero poi spogliati e rivestiti con la Mastruca sarda, e su questa venissero posti i campanacci che indicavano l’assoggettamento; i sardi utilizzavano invece le effigi dei vinti conservando la soca come emblema della vittoria. Ritornando al carnevale di Mamoiada, la simbologia descrive dunque i Mamuthones come i vinti musulmani e gli Issocadores come i vincitori sardi.
Ma sono altre le ipotesi fatte dallo studioso, tra queste la più interessante fa risalire l’origine a una di quelle «processioni rituali che i sardi della civiltà nuragica dovevano fare molto spesso in onore dei loro piccoli numi agricoli e pastorali. In un caso e nell’altro possiamo immaginare, al posto dei Mamuthones, una torma di buoi veri tutti rimbelliti, inghirlandati e come vestiti a festa che vanno in processione guidati da mandriani Issocadores»3.
Un carnevale molto affascinante, dunque, sicuramente da vedere per poter ammirare le due figure all’opera.

Foto di P. Volta, S. Monchi, R. Ballore, P. Cugusi, tratte da “Il carnevale di Mamoiada”, di Paolo Pillonca

BIBLIOGRAFIA:
  • Raffaele Marchi, “Le maschere barbaricine”, articolo pubblicato sulla rivista Il ponte nel 1951
  • Paolo Pillonca, Il carnevale di Mamoiada
  • Caterina Vitzisai, Il carnevale di Mamoiada


1
Raffaele Marchi, “Le maschere barbaricine”, articolo pubblicato sulla rivista Il ponte nel 1951
2
Alcuni altri storici ci dicono che da questa vittoria ebbe origine anche la famosa bandiera sarda con i quattro mori che hanno le bende agli occhi
3
R. Marchi, Op. cit.

venerdì 28 febbraio 2014

BABELE: Tradizioni popolari. La Sartiglia.

Iniziamo questa nuova rubrica legata al blog con la storia e la descrizione di una delle tradizioni più importanti e sentite in Sardegna, particolarmente a Oristano: il Carnevale della Sartiglia.

La Sartiglia è una corsa all’anello di origine medievale che si svolge tra la domenica e il martedì di Carnevale. Il nome prende origine dal castigliano Sartija che, a sua volta, ha origine dal latino Sarticola, anello, diminutivo di sors, fortuna. Come il nome lascia intendere, attraverso tale festa gli antichi intendevano garantirsi la fertilità della terra e l’abbondanza della terra.
I primi documenti che ci parlano dell’evento risalgono al quattrocento, quando il territorio sardo era sotto la dominazione catalana e Oristano venne nominata Città Regia (1478). Tra le prerogative di una città Regia vi era quella di poter costituire i Gremi, corporazioni di mestiere regolamentate secondo le regole delle corporazioni barcellonesi. A Oristano i Gremi sopravvissuti sono quello dei Contadini, sotto la protezione di San Giovanni Battista, che organizza la Sartiglia della domenica, e quello dei Falegnami, sotto la protezione di San Giuseppe, che invece si occupa della giornata di martedì.
Il nome “Gremio” deriva dal fatto che l’associazione fosse posta sotto la protezione di uno o più santi, ovvero “in grembo”.
La figura principale della Sartiglia è su Componidori. Esso rappresenta per tutti un simbolo di purezza e fertilità. Is Componidoris sono in realtà due: uno che rappresenta il Gremio dei Contadini la domenica, e uno per il Gremio dei Falegnami il martedì. Si stabilisce chi dovrà interpretare la figura de Su Componidori durante la giornata de la Candelora, il due febbraio, in cui vi è la consegna, da parte dei cavalieri, di un cero luminoso ai prescelti.
Il momento più solenne è sicuramente quello della Vestizione, che avviene nella mattinata della corsa. La persona che dovrà assolvere il ruolo de Su Componidori si presenta nella sala dove avverrà la Vestizione e successivamente sale sopra un tavolo posto al centro della sala, sa Mesita, accompagnato dal suono delle Launeddas.

Sono le Massaieddas, giovani ragazze vestite con l’antico costume tradizionale oristanese, insieme a sa Massaia Manna, donna più esperta che le guida, a mettere gli abiti a su Componidori. “I vestiti sono composti da dei pantaloni di pelle, una candida camicia e un coietto, una giacca di pelle che si allunga come un gonnellino davanti, simile al tipico abito da lavoro degli artigiani, un capo di velo ricamato in testa unitamente ad un cilindro e infine la maschera”1. Il colore e la forma della maschera segnano la differenza principale tra su Componidori del Gremio dei Contadini e quello dei Falegnami. Infatti, il primo indossa una maschera color terra mentre il secondo indossa una maschera color cera. Al termine della Vestizione, su Componidori dovrà salire a cavallo, senza però toccare il suolo, al fine di conservare la necessaria purezza; per far ciò, un artiere accompagnerà il cavallo sino al tavolo dove è avvenuta la vestizione del cavaliere.
Successivamente su Componidori sarà colui che guiderà la corsa: a lui toccherà il ruolo di benedire tutti con sa pippia de maiu, un doppio mazzo di viole mammole e poi, dopo aver aperto ufficialmente la corsa con un triplice incrocio di spade con il suo Secondo, proverà per primo a cogliere la stella, scegliendo successivamente chi dovrà sfidare la sorte.
La manifestazione si conclude con la Svestizione: nuovamente facendo attenzione a non mettere i piedi per terra, su Componidori sale sopra sa Mesita. Al contrario della Vestizione, che è un rito molto intimo, la Svestizione è invece aperto a molte persone.
Le due manifestazioni principali della Sartiglia sono la corsa alla Stella e la Pariglia. La prima consiste nella prova, da parte di tutti i 120 cavalieri partecipanti, di infilzare una stella a otto punte appesa a un nastro di raso verde al termine di un percorso che i cavalieri devono compiere, partendo da Via Duomo sino al piazzale antistante la chiesa di San Mauro, superando la chiesa di Sant’Antonio e la chiesetta dello Spirito Santo.
La seconda manifestazione è invece lo spettacolare numero delle pariglie. In questo caso, i cavalieri uscendo al galoppo dal portico che si apre all’inizio di Via Mazzini, si esibiscono in acrobazie spettacolari in groppa ai propri destrieri. È in questo momento che si mettono maggiormente in luce il coraggio, la destrezza, l’affiatamento con i propri compagni e con il proprio cavallo. Una giuria valuta le esibizioni proposte e concede la possibilità di partecipare all’edizione successiva della Sartiglia. Inizialmente le corse a pariglia non facevano parte della Giostra ma furono introdotte quando iniziò a partecipare alla festa anche la popolazione non nobile della città. Emblematico, a questo proposito, anche il fatto che si corra su un percorso situato all’esterno delle mura giudicali, un tempo acquitrinoso, e quindi più popolare.

Dopo le cerimonie ufficiali della Sartiglia, inizia il momento più divertente, quello del Banchetto, in cui le persone si ritrovano nelle stalle a bere e a festeggiare il carnevale.

(fonte: http://www.sartiglia.info/la-sartiglia/i-protagonisti/su-componidori )