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giovedì 21 giugno 2012

Leggendone: Lo Scontro di Classe


Il libro che vi voglio consigliare oggi è “Lo scontro di classe “ di Reclus Malaguti, uscito nel 1973. 
“Lo scontro di classe” è l'autobiografia dell'autore, in cui ci parla di un periodo storico relativamente ampio che va dalla prima guerra mondiale al fascismo, dalla seconda grande guerra alla lotta partigiana, dalla liberazione alle nuove lotte sociali. 
Un libro sicuramente interessante per chi ama la microstoria, fatta di gente comune la cui condizione sociale ed economica viene plasmata dalla macro-storia e dai governanti, le cui decisioni ricadono sulla popolazione dall'alto, senza possibilità di scelta. 
Ma la bellezza di questo libro va ben oltre l'interesse storico. 
Quello che Reclus vuole offrirci con il suo romanzo non è una semplice testimonianza ma un'aspra critica, tutt'ora molto attuale, contro un potere e una società classista caratterizzata da forti squilibri economici e sociali, da una giustizia che non è veramente uguale per tutti, da un potere oppressivo che limita la libertà di espressione e il dissenso, da condizioni lavorative che hanno più i tratti della schiavitù e da una religione al servizio del potere che - con la promessa del paradiso e la minaccia del castigo divino - mantiene la popolazione in una schiavitù psicologica che impedisce qualunque reazione. 
Quello che Reclus ci offre è l'esempio di una famiglia che, nonostante la misere condizioni in cui si trova, i pregiudizi e le persecuzioni, non ha mai chinato la testa davanti al padrone, ha lottato e pagato per l'affermazione della libertà e dei diritti che sono di tutti e non solo di alcuni. 
Quello che lo scontro di classe ci insegna è che l'unione fa la forza e che solo lottando tutti insieme si può riuscire a cambiare qualcosa. 
“A parlare sempre di dolore e di lotte è facile infastidire qualche persona. Ma non proveranno fastidio coloro che sanno come la libertà e la giustizia siano sempre il frutto di lotte e di travagli patiti dagli uomini. Molti hanno dovuto dare la vita perché vi fosse una società più giusta, senza sfruttati e senza sfruttatori, più libera e senza persecuzioni. Tutto ciò purtroppo non è finito. Anzi siamo appena al principio” Reclus Malaguti. 









venerdì 18 maggio 2012

UOLCMEN: Il mondo Nuovo - Il teatro degli orrori


Ho sentito, qualche tempo fa, il singolo “Io cerco te” che non mi ha particolarmente entusiasmata, ma mi ha fatto ben sperare per “Il Mondo Nuovo”, terzo album per Il Teatro degli Orrori.
L'intero album è disponibile su youtube, un'ottima decisione da parte della band. L'arte a portata di tutte le persone che possono accedere a una connessione internet, che ormai grazie ai luoghi pubblici dotati di wireless e pc è come dire alla portata di tutti (occidentalmente parlando, ma questo è un altro discorso). L'intenzione è buona, il singolo è buono, il concept dell'album è buono. Ma l'album? Ecco, non sarei mai voluta arrivare a questo punto. Ho amato “Dell'Impero delle Tenebre” e forse ancor di più “A Sangue Freddo” (ho scritto FORSE, diciamo che se la giocano alla grande!) , ma questa terza fatica, dopo molteplici ascolti continua a non entusiasmarmi. Mi spiego: penso che sia fiacco e privo di mordente, e la cosa è ancor più triste alla luce del netto miglioramento negli arrangiamenti, veramente ben fatti; ma forse a risentirne è stata l'immediatezza.
Secondo me il problema sta nella perdita, hanno perso qualcosa per strada, per guadagnare magari dell'altro, ma quello che hanno perso era maledettamente importante: sono sicura che sia l'impatto questo qualcosa, ingrediente che mi ha conquistata negli album precedenti. 
Le canzoni che nel bene e nel male mi sono piaciute sono “Non vedo l'ora” che ha una struttura ritmica ottima e “Rivendico” che spicca nel ritornello, e le spettacolari “Nicolaj”e “Dimmi Addio”, entrambe iniziano in maniera un po' scontata, ma poi si risollevano quasi subito. Tutto il resto non penso sia all'altezza dei brani appena citati, ne' tanto meno degli album precedenti.
Sono davvero amareggiata, perché li stimo e mi piacciono, avrei voluto essere più positiva, ma non ci riesco.


Al di là di tutto però una menzione speciale va fatta ai testi, sempre bellissimi (immensi quelli di “Ion” e della già citata “Dimmi Addio”) e alla spiccata dote recitativa di Capovilla. La dimensione sonora non arriva agli stessi livelli di quelle testuali e recitative, ed è un peccato, in quanto in tal modo sarebbe potuto diventare un album con i controcoglioni, invece rimane nel mezzo. Io vedo e sento questo album su una linea di confine, potrebbe essere uno di quelli che vengono spesso definiti "album di passaggio" da un momento musicale ad un altro. Ma questo sarà solo il tempo a dircelo.
Forse ho troppe pretese, forse mi sbaglio, forse con l'andare del tempo cambierò totalmente idea, ma per ora è così.
Penso che un gruppo del loro spessore possa esprimersi ai livelli massimi, perciò come utente non riesco a ritenermi totalmente soddisfatta, ripeto, potrebbe essere un album di transizione, e lo spero vivamente!

lunedì 14 maggio 2012

LEGGENDONE: Il paradiso degli orchi

Il libro che vi voglio consigliare oggi è “Il paradiso degli orchi” di Danniel Pennac.
Pennac da vita a un giallo insolito in cui la soluzione del caso passa in secondo piano e la vera attrattiva è la straordinaria famiglia Malaussène e i vari personaggi che le ruotano attorno.
Il protagonista e voce narrante, Benjamin Malaussène, è il fratello\padre di una banda di sorellastre e fratellastri che periodicamente la madre gli affida per poi scappare.
Per mantenere la famiglia Benjamin lavora come capro espiatorio in un Grande Magazzino: in pratica egli è il colpevole assoluto di tutta la merce rotta e difettosa che viene venduta all'interno del negozio.
Il lavoro è semplice: egli deve sorbirsi le sfuriate del direttore davanti ai clienti e risultare talmente patetico da convincere qualsiasi cliente, anche il più arrabbiato, a ritirare il reclamo.
Benjamin svolge il suo ruolo alla perfezione e sembra essere nato per fare solo quello, non solo nel lavoro ma anche nella vita privata.
La quotidiana routine al Grande Magazzino viene, però, spezzata da uno sconosciuto che si diverte a mettere bombe all'interno del negozio e sembra avercela proprio con Benjamin che diventa testimone oculare di tutte le esplosioni.
La polizia e la famiglia Malaussène saranno perciò coinvolte nella soluzione di questo caso apparentemente inspiegabile.
Pennac mette in scena un giallo dalle mille sfaccettature, all'interno del quale si sviluppano temi più importanti: come quello di una società allevata al consumismo, nella quale neanche la morte ferma l'ondata di compere e anzi diventa paradossalmente un'attrattiva anche essa.
Un ottimo romanzo, con personaggi ben costruiti e dalle peculiarità uniche e surreali che li fanno amare dal primo all'ultimo.
Unica avvertenza: “Il paradiso degli orchi” non è un romanzo isolato ma il primo di altri cinque (in successione: Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène, La passione secondo Thérèse, Ultime notizie dalla famiglia.) in cui ritroviamo la famiglia Malaussène.
Nonostante ogni libro contenga un giallo a sé stante, essi sono strettamente collegati alle vicende personali della famiglia la cui fisionomia si sviluppa, cambia e cresce nel corso dei romanzi. I sei gialli diventano, da questo punto di vista, parti di una storia più generale, di cui è perciò importante conoscere tutti i tasselli per apprezzarne l'insieme.